fosse scaduta nella opinione de-gli uomini, o si sentisse manca-le quel vigore d’ingegno, che purcredeva necessario a comporre isupplimenti alla filosofia delloStajr, o temesse di apparire menoonesto alla Corte di Francia, men-dicando pretesti onde proseguireil suo soggiorno in Italia, o final-mente, ciò eh’ è più simile al ve-ro, fossero fiaccate ila’ faticosi viag-gi, dagli studi e dagli anni le sueforze, la sua ragione vacillò da pri-ma, e.divenne hen tosto delirante.Al die si aggiunse una vomica dipetto, che venne a por fine allagloriosa carriera dell’A. il i 5 feb-braio 17S7. Il Senato della sua pa-tria onorò la memoria di un si il-lustre concittadino con funebri o-nori ; e 1’ orazione fu recitata dal-1 ’ abate Zamagna altro chiaro Ra-guseo. M. r Fabroui, oltre 1 ’ elogio,di cui ci siamo giovati, scrisse dilui una vita latina nella sua operaVitali ltalorum. Francesco Ricca,La Lande, e molti altri scrisseropure di lui. Non crediamo di po-ter dar miglior compimento a que-ste notizie intorno alla vita di Rug-gero Giuseppe Boscovich, di quel-lo che riferendo le belle parole,con cui il Fabroni die’ fine al suoelogio. « Tale fu l’esito di questo» genio sublime, che Roma onorò» come suo maestro, e che l’Ita-» lia tutta riguarda come un suov ornamento, e a cui la Grecia35 avrebbe innalzata una statua,33 quando ancora fosse stata co-33 stretta per darle luogo, di al>-33 batterne qualcuna dei suoi con-33 quislatori
Uopo descritta la vita diciamodelle virtù c dei vizii morali del-1 ’ Autore. La passione che lo in-vase per tutta la vita fu una stem-perata ansietà di gloria. Quandonegli estremi giorni del viver suo\ idesi egli percosso in ciò, di cheandava pivi orgoglioso, nella ra-gione e nella furza della monte,
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que’suoi dclirii, quegli accentimoribondi energicamente espri-mevano quanto paventasse di mo-rire inglorioso. Una si fatta pas-sione, la quale pe’ limiti della na-tura umana ha d’uopo anch’ essadi moderazione, ci attesta pur sem-pre una indole generosa ed eleva-ta; e tale fu quella di Ruggero.A questa idolatria di gloria accop-piò egli una grande vivacità, ondei suoi colloquii erano tutti fuoco.Tenne questa dote dell’animo daun temperamento robustissimo, eda ima salute erculea. E in luitanto abbondava questa pienezzadi vita, clic, a qualunque cosa vol-gesse 1’ animo, yi ti addava tuttointero, e con tale intensità ed ala-critudine, che a vederlo ad udirloavresti detto, che sia d’ uopo im-mergersi tutto nello studio per co-gliere i gaudi della vita, e senzamistura di noia delibare i piit squi-siti piaceri del conversare. Quan-do si poneva allo studio, la sua ap-plicazione era cosi profonda e diu-turna, che niuuo poteva scuoterlonè imitarlo. Ne usciva poi frescoed allegro, ed entrando allora fragli amici erane f anima; e con es-si godeva estremamente le cenecondite dalla libertà de’colloqui,e nel suo conversare appariva unasemplicità innocente. Ma poi degliemoli di leggeri si adombrava, ene concepiva sospetti. Di sognateoffese eragli fabbro la fantasia, alsoperchio ardor della quale vuoisiascrivere un tal difetto, non infre-quente nella vita di quegli scrit-tori, ne’ quali la forza dell’ animoe della fredda ragione non ade-guasi alla forza dell’immaginativa,come fu veduto nel Tasso e inRousseau. Ebbe a confessare il Bo-scovich questo suo difetto, e Io scu-sò con dire, che quella fantasia,da cui procedeva, era cagione percui fosse tenuto dal mondo geo-metra e poeta grande. Cosi nellamisera natura umana anche le