S 52
virtù crescono coll’innesto rii qual-che vizio. Fu altresì incolpato diavarizia; ma l’exgesuita FrancescoRicca, nomo, di cui negli anninostri più teneri (i) abbiamo spe-rimento e la bontà del cuore, e larettitudine della mente, Io ha ven-dicato da questa accusa nell’Elogioch’egli ne scrisse; e nel qual nondissimulò nè uno pure de’veri di-fetti del suo autore ( 2 ). Il massimofu la vanagloria ; e trasparve datutte le parole, da tutti gli scritti,da tutta la vita di Ini; però cheparlando parlava sempre di sè, esempre lodandosi, e si argomenta-va di provare ben anche alle damequal geometra egli fosse ; scri-vendo, citava sè stesso, senza nep-pur curarsi, che la citazione fos-se in vista necessaria: e viaggian-do, perchè intento sempre anziche a conoscere altrui a far cono-scer sè stesso, poco profitto traevada’suoi Viaggi. Tale fu il difettodel Boscovich, difficile a perdo-narsi appunto perchè mette più omeno profonde le radici in tutti gliuomini; che se la natura ci die untal difetto, la società c’ insegna avincerlo, od a tenerlo serrato nelpiù segreto del cuore. Riscattò ilBoscovih ampiamente questo di-fetto con doti bellissime; purtutta-via gli nocque assai, e più in Fran-cia, (5) perchè la lode è tributo,
( ì") Cogliamo questa opportunità difare menzione di un uomo dotto e diingegno da noi conosciuto nel Collegiodi s. Catterina in Parma, ove il Riccafu ministro. Zelo di gesuita lo recòposcia in Russia, ove i disagi de! cam-mino e del clima lo trassero presto alsepolcro.
( 2 ) Elogio star, del Boscovich : Mi-lano, pel Marcili, 1789.
(ò) Ebbe ivi gran favore dal re ed.rministri, e poco dagli scienziati, edall’ Accademia, Il Fabroni ne adducequesta ragione. » Un rispetto sinceroper la religione ove si confonde il no-me di filosofo con quel d’incredulo, ilparlar quasi sempre di sè, ove s’idola-tral’amor nazionale, il ridire spesso
che il mondo paga a grande stento,se lo esigano i creditori. —- Vienepoi la posterità, e guarda alle ope-re : la polvere alzata dalle gare epassioncelle letterarie ricade a ter-ra, e agli occhi dei posteri si affac-ciano sole e disvelate le piramidielevate dal genio.
Sue Opere.
Il secolo in cui fiorì RuggeroGiuseppe Boscovich, può a buondritto reputarsi uno de'più glorio*-si per le scienze. I fasti della ma-tematica, della chimica, della fisi-ca e dell’astronomia crebbero, e siillustrarono.
Erano recenti le grandi scoper-te del Newton , del Leibnitz, edell’ Huyghens. La misura dellaterra e la determinazione della suafigura , 1’ orbite delle comete, ilnuovo pianeta, l’ottica, e preci-puamente quella parte di essa, chespetta alle lenti acromatiche, lemoltiplicate osservazioni di astro-nomia, l’analisi matematica, tuttopoteva invogliare allo studio, eofferiva a’ cultori della filosofia unvasto campo, ove cogliere non i-scarsa messe di gloria. Ma in tantaluce di profonde teoriche e di me-ravigliose scoperte non a tutti eraconceduto lo scendere nell’onora-to agone, però che faceva d’ uopo
epigrammi latini ove si fa guerra allalingua del Lazio, e le frequenti lodi,d’un Islitulo, il cui nome ricorderàsempre alla Francia esilii, violenze ediscordie intestine, erano tante cagionidell'alienazione di molli dal Boscovich,Aggiungasi a ciò, che la maggiore e lapiù potente parie dei membri dell’ Ac-cademia delle Scienze riguardava comeuna offesa fatta al corpo le straordina-rie beneficenze accordale ad uno stra-niero, onde gl'impedi sempre di esser-vi ascritto, non ostante le patenti dinaturalizzazione, le promesse d’un po-tente Ministro, e l’essere egli uno deipiù vecchi corrispondenti dell’ Accade-mia medesima, n Elogio del Boscovichnelle mem. soc It. fac. 3d.