Band 
[Volume primo e volume secondo.]
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combattere la palma ai Cassini, aiMaupertnis, ai Bernoulli, ai de-Séjour, ai Manfredi, ai Zanotti, aiMairan, ai Bradley, agli Euleri,ai Clairaut, ai d’Ale mbert, ai Bou-guer, e ad altri, i cui nomi giàsuonavano chiari per tutta Euro-pa. .Laonde molti cultori dellescienze avranno dovuto star con-tenti al buon volere.

Non cosi però del Boscovichchedotato di acutissimo ingegno, ecaldo di amore per le severe edamene discipline potè sostenere ildifficile cimento, e acquistarsi dimoita gloria segnatamente nell’ot-tica e nell’astronomia, il die noiagevolmente rileveremo dall’esa-me, che dalie sue opere impren-diamo. In questo terremo, quantopor noi si potrà, l’ordine, concui furono pubblicate, e accenne-remo tutto ciò, che abbiamo giu-dicato essere di maggiore rilievo.

Però comincieremo dalle disser-tazioni, fra le quali ci si offerisceprima quella De inaer/ualitategravilalis, anno i^i. In questadissertazione si tolgono ad esami-nare i processi, onde i fisici han-no riconoscili lo, che la gravità va-ria, variando la latitudine, e checresce andando verso i poli, e di-minuisce andando verso l’equatore.Dopo aver notato alcuni errori deitìsici, che lo hanno preceduto, 1’A. parla dell’ uso de’ pendoli, edimostra alcuni teoremi ad essi re-lativi e alla caduta de’gravi negliarchi cicloidali e circolari, e reca lemisure del pendolo a secondi per di-verse latitudini, tra le quali trovasiquella da luj determinata, e daipp. Le-Sueur e Jacquier per lalatitudine di Roma , dalle qualidifferenti misure de' pendoli iso-croni deducesi appunto la propo-sizione di tìsica,che la gravità nonè uguale in tutti i luoghi dellaterra, e affine di confermare que-st’ asserzione, accenna egli un al-tro metodo, che potrebbe essere

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felicemente tentato, e consiste nelpesare i corpi a differenti latitu-dini per mezzo di una lamina e-lastica.

E venendo poi a discorrere del-la cagione di questa variazione del-la gravità, premesse alcune impor-tanti considerazioni intorno allateorica, a cui Newton appoggiò ilcalcolo della tavola che inserì nelterzo libro della grand’ opera deiPrincipii, nella quale, data la la-titudine del luogo, si trova la cor-rispondente lunghezza del pendo-lo a secondi, sostiene non esserenecessario ricorrere al moto dellaterra , onde spiegare quest’ ine-guaglianza della gravità, afferman-do, per esempio, che immense ca-verne verso l’equatore, ed unamateria molto compatta verso i polipotrebbero dar ragione dell’ ano-malia su cui cade la discussione.

De mota corporis altraclì incentrum immobile virihus decre-scenlibus in ratione distantiarumreciproca duplicata in spatiis nonresistentibus: anno i eip. Dimo-stra 1’ A. in questa dissertazionealcuni teoremi di meccanica, e acagion d’ esempio quello della pro-porzione delle aree ai tempi nelleforze centrali, e l’altro, che la ve-locità in questo caso è in ragioneinversa del perpendicolo calatosulla linea, che accenna la direzio-ne del moto.

Premesse poi le dimostrazionidi alcune proprietà delle sezioniconiche, scioglie i due problemi :i. Dato un corpo, che descrive u-na sezione conica per forze checontinuamente lo attraggano alfuoco, si cerca la ragione dellestesse forze ne’ diversi punti dellacurva; 2 . Si ricerca la traiettoriache descrive un corpo comunqueproietto, e continuamente affret-tato verso un punto dato fuori del-la linea di proiezione da una for-za in ragione inversa del quadratodella distanza.