In quanto all’ c(Tetto ridi’ atmo-sfera nelle grandi distanze dellecomete dal sole, 1 ’ A. si accorda colsignor Williamsom, che, non hamolto, rie ha scritto di proposi-to (i). Quanto è alle piccole di-stanze, il Boscovich, benché man-tenga esservi una cagione, che di-minuisce la intensità del calore,tuttavia sembra non averla eglirinvenuta nell’ atmosfera , consi-derata immensa, come nelle gran-di. L’A. pensa che le, code dellecomete, e le loro posizioni proce-dano da’vapori e dalle esalazioni,che si formano nella loro vicinan-za al sol<e. Alla produzione de’qna-li fenomeni fa egli concorrere l’at-mosfera solare in modo, che i fisi-ci non saprebbero apprezzare. Fi-nalmente, per le sue osservazioniintorno ad una cometa gli sembragiusta la congettura, che le come-te girino intorno al proprio asse,siccome i pianeti.
Dissertatili de lamine ; anno17^8. Questa dissertazione è divi-sa in due parti. Si tratta nella pri-ma delle proprietà della luce, enella secondaci vanno investisran-do le cagioni di quelle proprietà.Le proprietà della luce, dice 1 ’ A.,sono quattro. La propagazione inlìnea retta, attraversando un mez-zo omogeneo, la riflessione, la ri-frazione, eia diffrazione od infles-sione. Rispetto alla prima, all'er-ma non esservi positivo argomen-to dedotto dalle osservazioni, chevalga a dimostrare la propagazio-ne dalla luce in linea retta, nonpotendo noi asserire , che la viapercorsa dalla luce, la quale cisembra retta , sia rigorosamentetale. Tuttavia viene questa propa-gazione in linea retta ammessa an-che dall’A., siccome quella, checon esito felice fu applicata allaspiegazione de’fenomeni, e con-tro la quale muna osservazione o
(1) Biblrot. Univ. srpt. 1816.
esperienza si può addurre Dopodi che si fa egli a ragionare dellasuccessiva ed uniforme propaga-zione della luce e della sua velo-cità. Considerando la luce comeun effluvio, reca le osservazioni ele scoperte di Roemer, di Cassini,di Halley, di Pouncl e di Bradley,dalie quali risulta, che la luce nonsi propaga istantaneamente, maimpiega un mezzo quarto d’ ora ocirca per giungere dal sole a noi.Paragonando la quantità di luceemessa da un punto luminoso, laquale scemi in densità nella pro-porzione, in cui aumenta il qua-drato della distanza, con quellache si emetterebbe dallo stessopunto, se la densità fosse unifor-me, rileva il Boscovich un errorecommesso da Keill, là dove que-sti ricerca un tale rapporlo (1). Inquanto alle altre proprietà, non fache riferire alcune leggi, e distin-tamente alcune cose intorno alladecomposizione della luce, ricava-te dall' ottica di Newton. E, ve-nendo alla seconda parte della dis-sertazione, espone da principio l’A.la sua teoria delle forze esistentiin natura, della quale noi parlere-mo più sotto. Egli qui l’applicaalla mobilità, alla impenetrabilità,all’estensione, e alla divisibilitàde’ corpi, non che al principiodell’azione eguale e contraria al-la reazione, alla coesione de’cor-pi, e poi alla fermentazione. Col-la sua teoria il Boscovich spiegala emissione e riflessione dellaluce, e, fatte alcune considera-zioni intorno i principii di Fer-mat e di Leibnitz, dà ragione,per mezzo delle forze attrattive eripulsive, della rifraz.ione della lu-ce e della costanza de’rapporti trai seni degli angoli d’incidenza, equelli degli angoli di rifrazione,non molto però discostandosi dal
(0 Introductio ad veram physicam ;lectio V.