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in altra dissertazione intorno agliassurdi , che risultano dal consi-derare le quantità suddette , sic-come possibili ed esistenti. Dopoquesto lungo proemio passa final-mente 1 ’ A. a parlare della leggedi continuità, della quale già dissealcuna cosa Benedetto Varchi (i).Il Boscovich cita in suo favore unpasso del Leibnitz, e un altro piùchiaro di Giovanni Bernoulli, erisponde alle obbiezioni del Mau-pertuis coll’ indicare la legge dicontinuità nelle linee riferite adassi ortogonali , in cui un’ ordina-ta non passa dall* una all’ altragrandezza, senza passare con in-crementi o decrementi infinita-mente piccoli per tutti i gradi in-termedii, per cui si esclude unsalto qualunque, il quale abrade-rebbe , se tutta la differenza Iradue grandezze comunque piccolasi avesse non nel tempuscolo con-tinuo, ma nell’istante. La leggedella continuità è, al dire delloscrittore, provata con argomentidi metafisica, e con altri d’ indu-zione. Ci sembra però, che il Bo-scovich ripeta spesso le medesimecose, e che gli argomenti di me-tafisica si riducano a quelli d’in-duzione. Qui, tolta occasione dal-F urto de’ corpi, in cui, giusta lacomune teoria, s’infrange la leg-ge di continuità, dà un sunto del-la propria intorno alla natura deicorpi, colla quale pretende soste-nere quella legge.
De lege virium in natura exi-stentium. 17 55 . L’ A. pose i fonda-menti della sua teoria degli ele-menti de’ corpi nella dissertazioneintorno alle forze vive da lui pub-blicata 1’ anno f ]^5 ; e nell’ altrasulla luce, pubblicata l’anno 1^48.Tolse poi a dimostrarla nella dis-sertazione della legge di conti-nuità, di cui abbiamo testé parla-
< x) Lezione pronunciala alt Accade-mia di Firenze, l anno 1647- Firenze.
to. À codesta legge si appoggia spe-cialmente la teoria del Boscovich,che fu esposta e applicata a tuttii fenomeni della natura dal gesui-ta Carlo Benvenuto nella sua ope-ra di fisica generale (i).
(guanto è alle nozioni di meta-fisica, che corrispondono al mede-simo sistema, diffusamente ne ra-gionò FA. nelle annotazioni e ireisupplimento all’ opera di filosofianaturale del suo concittadino Be-nedetto Sta J.
La dissertazione, di cui parlia-mo, fu destinata dall’ A. ad un piùdiligente sviluppo de’ suoi princi-pii, e in particolar modo all’esa-me della curva, che per le ordi-nate indica le forze corrispondentia certe distanze. Omesso ciò, cheF A. premette intorno alla leggedi continuità, ci contenteremo diriferirne il ragionamento metafi-sico , che ad essa appartiene. Diqualunque serie reale e continua,cito dura un determinato tempo,si deve avere il primo e F ultimotermine, come in una linea finitail primo e F ultimo punto, nellasuperficie la prima e F ultima li-nea, nel solido la prima el’ ultimasuperficie. Ora se si ha un salto inquel momento di tempo , eh’ è illimite indivisibile fra il tempocontinuo precedente e il tempocontinuo susseguente, si debbonoavere in quel medesimo istantedue stati ■ e, trattandosi di veloci-tà mutata per salto, due velocità,una che sia F ultimo termine del-la serie delle velocità precedenti ,e 1’ altra il primo delle velocitàsusseguenti: e siccome ripugnano,dice l’A., due stati insieme uniti,così per conseguente ripugna ilsalto della velocità. Questo è il ra- 1gionamento metafisico, a cui Bo- :scovich appoggia principalmentela sua teoria della natura dei cor- jpi, di cui di proposito parleremo j
(1) Synopsis physicae gentralis. j