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[Volume primo e volume secondo.]
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più sotto; ragionamento, elle nonha forse quell’ importare che 1’ A.gli voleva attribuire. Gli argomen-ti di analogia non sono maggior-niente convincenti, e eli vero inet-ta, e non favorevole alla propriaopinione ci sembra la risposta, chefa il Boscovich all’obbiezione chela natura opera per salto nellamorte e nella vita. Altro non ag-giugneremo in proposito di questadissertazione, la quale non è senon un proemio alla sua teoriadella natura de’ corpi.

De lentibus et telescopiis dio-ptricis, dissertatio habìta in se-minario Romano. 2 . voi. i^55. Inquesta dissertazione si parla pri-mieramente del modo, con cui sipuò descrivere una curva, la qua-le abbia la proprietà di riunire inun punto solo i raggi partiti da unpunto luminoso; processo che l’A.comunicò al matematico G. 11.Suardi di Brescia (r).

Dopo si cercano le forinole cheesprimano la distanza focale, cosìconsiderando una sola superficie,come avuto rispetto a due super-ficie, che è il caso più comune edutile, perchè contiene il trattatodelle lenti. Vi sono in fatti le for-inole per le lenti convesse, per lelenti concave, e pe’ diversi casi,che si possono presentare nellosviluppo di queste teoriche.

E parlando dell’ errore di ri-frangibilità, 1’ A. afferma, che es-so non ammette correzione, sicco-me sembrava mostrarlo anche 1 ’ e-sperienza fatta su quanto avevaproposto Eulero ( 2 ). Nel resto non

( 1 ) Nuovi istromenti per la descri-zione di diverse curve antiche e mo-derne ec , del c onte Giambalista Suar-di. Brescia, 1752 pel nizzardi, ove dal-la fac. di fino alla 79 leggonsi due let-tere del Boscovich, delle quali parlasidella costruzione di questa curva.

(2) Intorno a questa epoca Dollondfece la scoperta delle lenti acromatiche,dalla quale risulta la insussistenza del-

abbiamo trovato in questa disser-tazione alcun che di molto impor-tare, essendo essa consecrata allaspiegazione della visione sempliceod aiutata dalle lenti e dai tele-scopi.

Diamo conto finalmente di un’o-pera tante volte citata dall’ A., co-me quella, da cui si ripromettevaegli molta fama. Questa pubblicòegli in Vienna d’Austria l’anno1758 col titolo: Philosophiae Na-turalis Teoria redacta ad uni-cam legem virium in Natura exi-stentium. Espone in essa I’ A. unnuovo sistema intorno alla naturade* corpi, dal quale, deduce inge-gnosamente le leggi che pertengo-no alla meccanica, e alla fisica.

De’ principii della sua teoricaaveva toccato l’A. nelle disserta-zioni da lui innanzi pubblicate,delle quali abbiamo ragionato. Faqui luogo di dare un’abbreviatanozione di quest’ opera e della teo-rica in essa sviluppata.

Se nota a noi fosse 1’ essenza de’corpi e la loro sostanza intima, datale cognizione riceveremmo lu-me onde predire tutti gli effettie i mutamenti, che ne’corpi pos-sono intervenire, senza essere ob-bligati a seguitare i lenti passidella sperienza. Noi saremmo nel-la felice condizione del geometra,il quale, data una curva, una su-perficie ec., ne sa rintracciare, econ evidenza dimostrare tutte leproprietà. Il perchè molti filosofiantichi e moderni si sono a tuttopotere studiati d’ indagare la na-tura de’ corpi, o almeno di pro-porne ipotesi più o meno felici.Così troviamo ne’ libri 1’ omeo-meria di Anassagora, i numeri diPittagora ; la materia, la forma ela privazione di Aristotele ; gli

l’enunciata proposizione; e lo stessoBoscovich scrisse poscia parecchie ope-re, seguendo le nuo\*e idee dell’ otticoInglese.