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[Volume primo e volume secondo.]
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sincero carattere, e più dal lascia-re cli’egLi sempre faceva 1’ aria disapiente e d’ autore. La sua dis-sertazione sulle forze motrici , alcui calcolo si applicavano allora,diversamente pensando, i sommimatematici di Francia, d’ Inghil-terra, di Svizzera e di Alemagna,già stampata in quel tempo nelGran Giornale d' Europa , neltomo vigesimonono della raccol-ta di opuscoli scientifici, e direttaal celebre abate Antonio Conti, fue il primo pubblico saggio del suosapere, e della sua profonda edimparziale critica, ed il primotrattato, che intorno tale celebrematematica controversia , uscissein luce in Italia, eh’ e’ non vollesi rimanesse più neghittosa sopracosì grande argomento. E la con-troversia stava ne’ seguenti ter-mini.

II celeberrimo Descartes, se-guitato dai fisici, aveva ridottotutti i fenomeni del moto allaquantità sola del moto medesimodetta perciò Forza motrice , in mo-do eh egli ne traeva la misura dadue principii: dalla massa moven-tesi, e dalla velocità colla quale essamassa si muove; talché la quantitàdel moto con cui la massa si muo-ve era sempre eguale ad M + V.prima ed unica cagione, secondosuo concetto, di tutti i fenomenidel moto. Ma il Leibnitz, puresommo matematico, con una dis-sertazione inserita negli atti del-l’Accademia di Lipsia del i63G ,sostenne doversi distinguere duedifferenti stati de’corpi nella na-tura ; il primo stato essere di queicorpi che sono in quiete , ma delcontinuo sollecitati a muoversi dauna forza che non viene a capo dimuoverli; il secondo essere diquelli muoventisi e percorrentideterminati spazii con velocitàmaggiore o minore, ricevuta dallaForza motrice. Laonde doversidistinguere due Forzo; una del

continuo tendente a muovere uncorpo in quiete senza effetto, danomarsi pressione, o Forza morta •e 1’ altra che realmente lo move ,onde deriva maggiore o minorevelocità di esso; e tale forza dover-si nomare Forza impressa, o siaviva, siccome quella avente attivi-tà a muoverlo. Ed il Leibnitz af-fermò che , cercando la misura dicoteste due differenti forze, si tro-va che quella della Forza mortaconsiste nella massa e nella veloci-tà, che nel primo minimo tempoil corpo riceve dalla Forza morta ,vale a dire consistente in unaquantità di moto non attuale , oreale, ma virtuale , e che direbbo-si, secondo che a noi pare, se ilmotore fosse pensante, intenziona-le ; e che la misura della Forzaviva consiste nella massa moltipli-cata pel quadrato della velocità, enon nella semplice velocità; e per-ciò doversi significare la quantitàdel moto, prodotta in un corpo dal-la Forza viva , con M -f V. 1 cioè conuna espressione algebraica signifi-cativa, essere tale quantità il pro-dotto della massa, moltiplicata nonper la semplice velocità, ma perla velocità moltiplicata per sè stes-sa, o sia per lo suo quadrato. Evedi Glarke, Giovanni e DanielloBernulli, Wolff, Ermanno, Bui-fi ngero , e la Marchesa di Chate-let, insigni matematici, mettersia parte di Leibnitz, siccome aquella di Descartes, gli altri pu-re chiarissimi, Mayran, Fontanel-le, Camus, Lonville, Pembanton,Desaquilliers, Cronsats , ed altriche si opposero alla novella dottri-na di Leibnitz.

Il Crivelli, esposti dell’una edell’altra parte i maggiori loro ar-gomenti rappresentati da formulealgebraiche, e fatte, assai profon-damente , considerazioni, obbie-zioni , e calcoli nella sua disserta-zione, scrisse all’ abate Conti ma-tematico italiano : »Non nego che