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Avendo raccolto i più rari mi-norali della Sicilia, ne li presentòall’augusta regina Carolina, chegli accolse con dimostrazione dianimo grato. Non solo gli offerì indono una scatola d’oro con un a-nello di brillanti, ma gli fece ave-re ancora la cattedra di storia na-turale nella università di Napoli.
Fu allora che contemplò il Ve-suvio e i campi Flegrei in com-pagnia di Hamilton ; e concepì ilnobile pensiero di scrivere sul Ve-suvio in ordine a compararlo col-1’ Etna. Una terribile eruzionedell’ Etna contribuì al suo dise-gno : ei ne osservò da lontano eda vicino i fenomeni, le colonnedi fumo, le pioggie di cenere, discorie, di sassi, le smisurate colon-ne di fiamme, il fuoco e gli arro-ventati sassi che le accompagnava-no, non che le quattro correnti dilave, che uscivano dal sommo cra-tere. La relazione , eh’ e’ ne fece ,supera tutte le antecedenti sul-1’ Etna, e fu riputata degna dalcelebre Dolornieu d’inserirla nel-le sue opere.
Ciò avrebbe bastato per fargliacquistare un nome ; ma non fuche un preludio di quanto in pro-gresso il sommo suo ingegno doveaprodurre. La sua Litologia vesu-viana, e il suo Gabinetto di storianaturale furono le operazioni, cheillustrarono la sua famiglia, la pa-tria eia Sicilia, che perpetuaronoil suo nome , che appalesaronol’ampiezza delle sue conoscenze,il progresso , e 1’ ordine delle sueidee, che impressero il caratteredella immortalità a’suoi scritti.
Ritornato a Napoli, progettò uncatalogo ragionato delle produzio-ni vulcaniche del Vesuvio, eh’èin sostanza la sua Litologia vesu-viana, opera che nel volgere di treanni fu compiuta e dedicata a S.M. la regina.
Quest’ opera non è già , cometaluni potrebbotisi dare a credere,
un semplice catalogo; ma un lavo-ro nel suo genere perfetto, chesomministra le più sublimi ideedella geologia del Vesuvio, e deglialtri vulcani, un’ analisi ragionatadelle eruzioni vesuviane, e deglielementi delle medesime. Ivi scan-daglia come la calce , i marmi, lemurghe, l’amianto, le miche, icrisolini, le pietre cornee, i sorli ,i granati, le zooliti, il feld-spato,il petroselce, e il quarzo compon-gano i sassi primitivi, e i compo-sti , e come questi servano di ma-trice a’ cristalli di sorlo, di grana-to, di zeolite : ivi accenna le gran-di epoche dello eruzioni delle pie-tre primitive , e il primo osservaavere il solo Vesuvio lanciato leroccie primitive , ove si trovanosolamente granati bianchi intattidal fuoco: ivi contempla come for-mimi da’vulcani i basalti e le lavecolonnari; come forinaronsi, in e-poche sconosciute, dagli antichivulcani i basalti d’ Etiopia , di E-gitto, d’ Irlanda, di Bolseno, edel-1’ Etna : ivi osserva le vetrificazio-ni compatte del Vesuvio, formatedall’ azione del fuoco sulle lavecompatte; che le vetrificazioni po-rose veggionsi intorno a’ crateri ,e sulle correnti; che quelle deicrateri, più tormentate dal fuoco,sono più leggiere; ivi osserva chela pietra cornea, il petroselce, e ilgranato formano la base di tuttele lave del Vesuvio: ivi osservapure che come il solo Vesuvio haeruttate roccie native, così essosolo e gli altri monti ignivomi fle-grei hanno frequentemente erut-tati frantumi di pomici bianche,le quali formarono monti, ricol-marono valli, e seppellirono città:ivi dalla irregolarità degli strati,opposti alle leggi d’idrodinamica,egli stabilisce che i tufi, vulcanicisieno formati dagl’infiltramenti,quelli di origine immemorabiledall’alterazione del mare colle ma-terie vulcaniche, o dalle acque