sgorganti, per impeto di fuoco,da’ serbatoi.
E dietro questi sublimi princi-pi separa i sassi primitivi daivulcanizzati, classifica i primitivipei loro caratteri esterni, e pellacomposizione interna delle cinqueterre primitive, cioè: barite, calce,magnesia, argilla, e selce, le qualicombinate in varie proporzionico’principii salini, metallici, o in-fiammabili , costituiscono i generie le specie delle pietre vulcaniz-zate. Classifica primamente i ge-neri delle pietre primordiali sem-plici, a base calcarea, magnesiaca,argillosa, o silicea; quindi classifi-ca le pietre di roccia, e distinguei sassi composti, dove la terra cal-care, argillosa o silicea vi domini.
Ivi annoda le roccie vulcanizza-te nello stato , in cui furono dalVesuvio eruLtate; classifica le lave,dove riconosce i principii compo-nenti mica, crisoliti, sorli, grana-ti, feld-spato, e nella varia propor-zione le varie specie no ravvisa.
E per tal modo egli ha creatouna scienza, un modello di anali-si che compone scompone e ri-compone gli stessi principii nativivulcanizzati, con un metodo chia-ro, un ordine semplice, con prin-cipii nitidi al paro delle sue idee.
Il Plinio inglese Hamilton, ilcelebre Dolomieu, il valente Bel-levue, il dotto chimico Vairo , loSpallanzani, e il Cardinal Caratn-pi, e Laudriani, e Bertola , e Ce-sarotti, e Lorgna , e Sulzer, cherecò 1 ’ opera in lingua alemanna,e Fitchel, che la trasportò pure iutedesco, e Timmortale Volta, tut-ti lodarono a cielo questo stupen-do lavoro, e dichiararono di co-mune accordo, che la LitologiaVesuviana uguaglia e quasi rendesuperiore Gioeai a’ più celebrimineralogisti di Europa.
E più solenne testimonianza neresero le ristampe fattene in Pa-via , e in Livorno ; e il gran dire
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clic ne fecero i giornali più dottid’Europa, e gli applausi che n’eb-be dalle accademie di Padova , diMilano, di Mantova, di Torino,di Berlino, di Gottinga, che tuttegareggiarono nello ammetterlo lo-ro consocio. E i celebri Bartels,ed Heyne lo appellarono il Pliniode’ nostri dì.
Pure quest’opera tanto celebra-ta non era che la foriera dellaGrande Opera sull’ Etna , di cuiavea concepita la idea , preparatigli studi, gli elementi, gli scritti,i disegni ; ed è da dolere che siarimasta inedita. Egli ne progettòni re Ferdinando la stampa; masorvenne la rivoluzione di Fran-cia , che sconcertò questa grandeim presa.
Il gabinetto poi di questo degnofiglio d’Italia , tempio del suo gu-sto e del suo sapere , non solo di-mostrò eh’ ci si facesse a contem-plare la litologia dell' Etna , mabensì tutti gli obbietti di storianaturale situila e straniera. Que-sto gabinetto è un capo-lavoro sìse se ne esamini la esterna dispo-sizione, la simmetria, l’accordo, ifregi, gli armadi paralelli copertidi lastre di cristallo , sì se se necontempli la vasta raccolta di coserare, sì se se ne mii’i la gradazio-ne, sì se se ne osservi la classifica-zione metodica cogli scritti appo-sti. Ivi la scienza coll’arte, il gu-sto colla dovizia gareggiano, e daper tutto il genio di Gioeni, checrea, inventa, dispone, stadia edanima, vi campeggia.
Il naturalista Fortis , parlandodi questo museo, dicea: » è il piùw piacevole eh’ io mi conosca; con-» tiene le cose siciliane, ma di-« stribuite e allogate nella manie-« ra piò nobile ed elegante : le» conchiglie , le piante marine , e« le coralline sono così disposte en compartite che rapiscono e sem-11 brano talora degli arazzi fio-» rati : vi si trovano le più rare