!» Itali', ; lo udì con istupore Praga:> nella incoronnziione dell’impera-si tor Cirio VI, e, non contento diti udirlo così alla sfuggita, il rag-li guarcevole conte IAinski vollen pascersi di quell’inusitato piace-li re per ben tre anni, che lo ten-n ne al suo servigio . « Non è peròmaraviglia , se fu egli richiesto daprincip: dell’impero, e s’ebbe in-viti da Parigi e da Londra, da do-ve gli venivano a gara proposti ge-nerosi stipendi, a’quali rinunziòper non abbandonare la sua Pado-va, e il suo Santo, a cui era singo-larmente devoto.
Ebbe a corrispondenti Ricati,Cesare lìeccaria, Jacquier , D’ A-lembert, Lesueur, La Lande, Nol-let, Eulero , ed altri chiarissimiintelletti, alcuni de’ quali scrisserocon assai lode di lui, di cui trovia-mo pure onorata menzione nellaEnciclopedia , nel Giornale delLami, nelle Memorie dello Zacca-ria, e nel Lìizionario di Musicadel Rousseau , benché quest’ ulti-mo, e il suo concittadino Le Serrenon risparmiassero al nuovo siste-ma Tartiniano le censure , dallequali non fu mai che alcun nova-tore andasse immune: ma all’unarispose un anonimo , e all’ altra lostesso Tartini, come vedremo nel-l’esame delle sue opere.
Tale era poi il suo amore allostudio, che le notti vegliava fino ache, oppresso dal sonno, non pote-va più reggere nè al comporre, nèalla lettura. I libri ch’egli più me-ditò furono Pitagora , Platone , eZarlino. E benché robusta fosso latempra del suo corpo, pure si diu-turna ed intensa applicazione loestenuò, e gli fu cagione di moltiincomodi, fra’quali una cancrenasì fieramente lo assalse in un pie-de, che il dolore eccessivo lo trassefinalmente al sepolcro ; nè meglioapparve giammai tutto il coraggiodell’animo suo, che nella ilaritàonde sostenne questo crudo mor-
bo, e nella fortezza^ con cui avevaprima assistita la moglie , che glifu tolta da malattia non meno pe-nosa. Così con religiosa mente mo-rì in Padova li 26 febbraio 1770nell’ età di' 78 anni, e fu sepoltonella chiesa di santa Caterina.
Queste cose intorno alla vita .Quanto poi all’ indole diremo chese il Tartini fu degno di estima-zione pel suo genio musicale , noifu meno per la modestia e per lapietà sua. Insigne fu in lui l’amo-re verso la religione de’suoi padri,onde non cessava d’ istruirsi nellecose teologiche, delle quali volen-tieri s’intratteneva a parlare cogliuomini, che le professavano.
Consacratosi allo splendore della patria musica, faceva eccheggia-re de’ suoi concenti melodiosi lemura del gran tempio di s. Anto-nio in Padova , del quale era cosìtenero, che seppe resistere alle sol-lecitazioni di tanti grandi d’ Eu-ropa , che lo chiamavano altrove .Nel che dimostrò la moderazionedell’animo suo contento al poco:e se per una parte non apprezzavai plausi e gli onori , che gli eranotributati, per 1’ altra dispregiava ilarghi stipendi, che gli venivanoproposti. E così era staccato il suocuore da’ beni caduchi della terra,che verso i poveri ne fu assai libe-rale ; e, perchè la moglie forte lorimbrottasse di sue elemosine, nonperò cessava egli dal farle, bensìle faceva più segrete.
La tempra dell’ animo suo viva-ce e risentita così bene seppe mo-derare colla virtù , che le censuracontro agli scritti suoi pubblicatecon tranquillo animo sostenne, e,ciò che più è , sortita in moglieriottosa donna non dissimile daSantippe, la sopportò come So-crate.
Molta modestia aveva pure ilTartini, e la dimostrò anche allor-ché sottopose al giudizio di filosofiinglesi la sua scoperta del terzo