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suono : ed era così docile alla veri-tà e alla ragione , che le abbrac-ciava con esultanza da qualunqueparte gli venissero.
La divina armonia onnipotentesulle elette anime ad essa nate fre-nò da prima ed ammansò la impe-tuosa natura di questo suo grandeministro , pose tra Dio e lui unaceleste corrispondenza, e gli affet-ti suoi contemperò per modo, chetutti furono armonicamente voltialla virtù. E questo più de’ vantatimiracoli di Timoteo di Mileto so-vra Alessandro fu glorioso trionfodell’ armonia,
j. Che a 1 portenti di Grecia acquista fede ,,.
Sue opere.
Nella musica almeno ninno con-trasta il primato aJlTtalia. Stupen-di miracoli di quest’ arte ci venne-ro tramandati da’Greci ; e le lo-di , che questi n ebbero , furonomagnifiche e per avventura esage-rate, però che que’ miracoli deri-varono in gran parte dall’ essere iGreci per educazione, per egregiee libere istituzioni, e per altre ca-gioni più suscettivi delle impres-sioni della musica , e delle altrearti sorelle, che i moderni popolinon sono . Che se noi cediamo adessi nell’uso che que’repubblicaniseppero farne, gli uguagliamo nel-la eccellenza , e li vinciamo forsenel raflìnamento scientifico del-1 ’ arte.
Sublimi furono i trovati di Pi-tagora , Terpandro , Talote e Ca-miri. Vennero ad aggiugnere qual-che perfezionamento alla musicaLaso d’ Ermione, Melnippide, Fi-losseno, Timoteo , Frinni, Epigo-nio, Lisandro, Simmico e Diodo-ro. Di nuovi incrementi e sistemifurono poscia autori Aristosseno ,discepolo di Aristotele, e capo-set-ta, Euclide di Alessandria, Nico-tnaco Ger astino, Alipio, Gauden-
zio il filosofo, Bacchio seniore,Aristide Quintiliano, le opere deiquali furono tradotte, illustrate, epubblicate in bella edizione daMarco Meibomio (1), magnificato-re oltre il vero della musica greca,e detrattore ingiusto di alcuno deinostri . Ma gl’ italiani furono in-ventori in tutte quante le partidella musica , e le perfezionaronoquasi tutte, e vantano trovatori edillustratori da contrapporre a’Gre-ci. Fino dal cadere del iv secolo iss. Ambrogio ed Agostino abboz-zarono le prime regole . Dugentoanni appresso s. Gregorio creò leleggi del canto fermo. Nel 1022Guido d’Arezzo fece la grande in-venzione del contrappunto. Il Pa-dovano Marchetti tentò i generigreci, e introdusse le prime figure,alle quali il Gaffurio aggiunse lealtre. Ben presto furono trovate lefughe e i canoni, più atti a sfog-giare 1 ’ arte del compositore, chea far lusinga agli orecchi degliascoltanti. Infiniti furono coloro,che ben meritarono delT arte conqualche aggiunta o rifoirma. Fra iteorici più chiari sono dia annove-rarsi Giuseppe Zarlino , e il suocompendiatore Artusi, VincenzaGalilei, il Bresciano Carlo Valgu-lio, il Mei, il Doni, il Mengoli, ilVallotti, e Giuseppe Tartini. Diquesto imprendiamo ora a favella-re, considerandolo precipuamen-te , come scrittore . Fino al passa-to secolo 1 ’ armonia reggevasi ingran parte sopra regole arbitrarie.Venne Rameau, e col sistema delbasso fondamentale diè principiialle regole dell’ armonìa ( 2 ). Aquell’ illustre artista tenne dietroil Tartini, il quale immaginò unnuovo sistema di musica da lui
( 1 ) Ant. mus. auct. sept. Amstel.,i65i II, voi in 4-
( 2 ) Ram. Syst. de la basse fonda-ment. Vaiis — 1)' Alembert. Eldmens demusique. Paris.