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[Volume primo e volume secondo.]
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odesi allora quando , a cagion diesempio, con una arcata forte e so-stenuta si suonino contemporanea-mente su di un violino due noteposte in un dato intervallo, e per-fettamente intuonate, od anche sudue violini, stando in quest’ulti-mo caso F uditore tra F uno e l’al-tro suonatore, il Tartini ne indicala natura, la legge, e dimostra, es-sere il terzo suono il basso armo-nico de’ dati intervalli, indicandocom’è costantemente rappresenta-to dal medesimo numero. Preten-dono però alcuni, che abbia eglivoluto il terzo suono più acuto diun’ottava che non è in fatti (i).Se non che FA. prevenne questacritica colla dichiarazione fatta al-la fac. r5o non avvertita da’suoicritici. Fa il Tartini osservare, chedue suoni all’unisono, od alla ot-tava l’uno dall’altro non danno ilterzo suono. E, rispetto alla sco-perta del terzo suono, noteremo ,che gli fu contesa singolarmenteda D’Alembert, il quale afferma,averla indicata M. Romicu all’ ac-cademia di Montpellier un annoprima, che fosse pubblicata dalTartini. Per verità non sembraquesti nel suo Trattato enunciarsicome lo scopritore di sì fatto feno-meno, bensì egli fu il primo, chene scopri le certe leggi, che le ap-plicò alla teorica musicale, e chene trasse conseguenze all’ arte as-sai vantaggiose. Il capitolo secondoe tutto serbato dall’A. a dimostra-re, che il circolo è per sè e di suaintrinseca natura armonico. Chefra le diverse proposizioni geome-triche , le quali si possono dimo-strare per rispetto al circolo, ve ncabbia di quelle che riduconsi alleproporzioni armoniche , niuno ilporrà in dubbio. Si dimostra, peresempio , che il quadrato dell’ or-

dinata è medio proporzionale ar-monico fra i due rettangoli forma-ti dai due segmenti, in cui è divisoil diametro dell’ ordinata nel rag-gio;... ma e che per questo? IlGalileo avrebbe dovuto chiamareil circolo la curva de gravi , poi-ché dimostrò, che, eretto un pia-no all’orizzonte, se in esso pianonotato un punto subì ime, dal qua-le si partano infinite linee diversa-mente inclinate , ci figuriamo di-scendere su di esse de’ mobili gra-vi , tutti questi si vedranno sem-pre sulla medesima circonferenzade’eircoli successivamente crescen-ti (t). Vogliamo con ciò inferire,che l’A. ha di troppo fantasticatointorno alle proprietà matemati-che del circolo, e del quadrato adesso circoscritto. Nò potremmo darlode al Tartini dell’ apparato nu-merico, con cui fa egli le sue di-mostrazioni , nò del modo oscuroe meno preciso, che vi adopera. Icasi numerici, e peculiari non deb-bono essere se non corollari deimetodi generali e rigorosi. In que-sto capitolo abbiamo notato la se-guente sperienza, che può esseredi alcuna utilità nella teorica del-la musica. Si abbia un tamburo;supposte le due pelli tra loro uni-sone, nella percussione si odonodue suoni, uno naturale dello stro*mento, e sia il cesolfaut, un altrodi consenso, ed è il gesolreut gra-ve: si separi dal cilindro una dellepelli, lasciandovi il piccolo cer-chio, a cui è raccomandata, per-chè rimanga tesa. Nella percussio-ne di questa si udiranno egual-mente due suoni, uno sarà lo stessocesolfaut , e l’altro, eh’è il suonodi consenso , non sarà più gesol-reut grave , belisi gesolreut acuto.

Nel capitolo terzo si contiene ilsistema musicale raffrontato col

(i) Al. Choron et F. Fayolle. Dict. (i) Galileo lom. 5, fac. no ediz. Pad.hist. des musiciens. Paris, chez Valadc. Tip Scmin. 1744 in 4 Dial. 3 De mota«8n, Tom. Il artic. Tartini. locali.