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principali deduce 1’ A. le chiavimusicali di fefaut, cesolfaut, e ge-solreut j deduzione immaginaria ,essendo indifferente per 1’ uso del-le chiavi, ch’esse sieno segnate an-zi in gesolreut, che il delasolrè.
Veniamo al quinto capitolo, incui 1’ A. tratta de’ tuoni musicaliantichi e moderni -, e benché ilTartini affermi, che negli antece-denti capitoli avendo navigato perlo suo mare ha fatto sempre stra-da sicura , e che in questo non èda aspettarsi quella franchezza,che nasce dalla verità, tuttavia noiteniamo ferma opinione , che agliamatori della musica sia per deri-vare maggior vantaggio dalla let-tura di questo, che dallo studio ditutti gli altri capitoli. E in fattiquale vantaggio non dovremmo noisperarne, quando ci afferma il Tar-tini : potersi colla moderna musicaottenere i portentosi effetti , chegià si ottenevano coll’antica? (eben sappiamo da Platone , Aristo-tele, Plutarco , Ateneo , Eliano ,Polibio, s. Basilio, Cicerone, e daaltri filosofi di gran fama quali era-no i prodigi di quella musica sem-plice e sublime).
Racconta però egli, come essen-do in Ancona l’anno 1714 al prin-cipio dell’ atto terzo del drammache vi si rappresentava , avevasiuna riga di recitativo di alcuneparole sdegnose, non accompagna-te da altri stromenti che dal basso,per cui tanto ne’ professori dell’or-chestra , della quale egli facevaparte , quanto negli ascoltanti sidestava tale e tanta commozionedi animo, che tutti guardavansi involto r un 1’ altro per la evidentemutazione di colore che facevasiin essi. Tredici volte si recitò ildramma, e sempre ne segui in tut-ti lo stesso effetto , della qual cosa
questo scrittore, il quale crede di avertrovato modo di leggere comprendere,e tradurre le note musicali, e i modidel sistema greco.
era chiarissimo indizio l’alto silen-zio, con cui l’uditorio tutto si ap-parecchiava a gustare quel branodi musica.
Belle sono le regole che dà ilTartini intorno agli accenti musi-cali, e bellissime le considerazionich’egli fa intorno alla scelta , almodo, al tuono e alla voce più con-veniente alla passione, che sempreosservavano i Greci, onde ne risul-tava in parte quel prodigioso effet-to, di cui abbiamo noi troppo rarigli esempi.
Il Tartini discute ancora la que-stione, se gli antichi abbiano co-nosciuta e trattata l’armonia equi-temporanea, come di basso , teno-re, ec., e, adducendo di buone ra-gioni, conchiude del no. Nè perciò,esclude dal sistema greco 1’ armo-nia successiva, ovvero, ad usar vo-ci più comuni, i salti di quarta,quinta ed ottava. Finisce questacapitolo coll’accennare alcune co-se , che , per rispetto alla musicamoderna, possono riuscire di mol-to importare.
Ritorna l’A. al suo sistema nelcapitolo sesto ed ultimo , che haper iscopo gl’ intervalli e le modu-lazioni peculiari della musica mo-derna j ma , ritornando altresì aisuoi numeri favoriti, rinnova nellettore quello scontento, che pro-vasi, allorché la oscurità dei modie delle ragioni impedisce di ap-prendere le idee dello scrittore.
E perchè non sembri severo ilnostro giudizio intorno alla oscuri-tà , con cui 1’ A. scrisse il trattatodell’armonia, recheremo alcuneconfessioni, che leggonsi nella con-clusione dell’opera, colle quali ilTartini medesimo la sentenza no-stra conferma. Nel secendo capito-lo ei dice « interamente ordinatoj> a provare armonica la figura cir-« colare , oltre qualche difficoltà ,n può esservi confusione , perchèv io provo la proposizione suddet-n ta in tali e tanti modi, che non