Band 
[Volume primo e volume secondo.]
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carila verso la patria. Di anni 12entrò nelle scuole del seminario ve-ronese, dove negli studi e in ognialtra bontà della vita mirabilmen-te avanzò. Di anni 18 vestì l’abitodei PP. Filippini. Era inteso allateologia ( nella quale fu grandemaestro ) allora che innamoratoalla lettura del soavissimo Passa-vanti volle assaggiare degli altritrecentisti, i quali a quel suo tem-po erano fuori della mente di ognu-no; che a tale eravamo noi condot-ti, non so se per maggior danno ,o per maggiore ignominia nostra.Ed ebbe a conoscere come eglinofurono i veri autori della italianafavella ; la quale, a differenza diogni altra lingua, nata grande epiena di vigore nelle ruine dellasapienza latina, ha le prime e sin-cere sue ragioni dentro le scrittu-re di quel secolo; e invano le stol-te e ree grida dei corrompitori ilvorranno contendere . Vide posciail buon Cesari i migliori del quat-trocento, e quei dotti uomini delcinquecento non per altra cagioneaver pregio e fama di buoni dici-tori , se non perchè alle naturalimaniere del trecento nello scrive-re loro si accostavano. Venne quin-di al secento ; secolo che avrebbeinfelice nome per noi, se i poten-tissimi savi di questo secolo stessonon istavano fermi in mezzo agliurli e ai deliri di una setta vera-mente ad ogni licenza dirotta ; ese da quegli sconci che, per l’ope-ra del Marini principalmente, dal-la Francia dentro l’Italia si trava-savano, non teneano purgato il no-stro idioma : e però la scuola diquei gentili, che nel finir del sei-cento fiorirono, potè più facilmen-te quella grande corruzione cessa-re. Ma eccoti i fiacchi omicciuolidel settecento imparar documentie regole a scrivere 1’ italiauo dagente straniera: poi tutti abban-donarsi a una letteratura d’ine-zie ; poi disconfessare la beata sa-

pienza dei padri loro: e infine sto-lidamente beffarla. E perciò la lin-gua era venuta in confusione , efatta un bastardume di parole par-te barbare, parte senza vigore: lequali d’ italiano non teneano cheun suono, come dire meccanico; eper poco la desinenza. E si che neitanti morbi che la guastavano trop-po. si vedeano gli ammorbati co-stumi, e le ree condizioni in cheera caduta l'italiana civiltà! Sonon che il consiglio della provi-denza non tardava a compiersi. Lefuggenti lettere a noi richiamava-no que’sommi, dico il Goldoni, ilGozzi, il Metastasio, il Parini,l’Alfieri, e il Monti ; nè alla santaimpresa loro i grandi e animosidiscepoli mancarono. Prese poi asanificare la lingua primo di tuttiil Cesari: che egli camminò senzaesempio, nè le fatiche sue furonoindarno logore o disperse; che an-zi ebbe seguaci degnissimi comein appresso dirò.

Per lo che il Cesari ( lascio daparte i primi lavori suoi, come ele-gie, canzoni, sonetti, ec. ) pubbli-cò : nel 1785 i 4 libri della imita-zione di Cristo di Tommaso daKempis tradotti di latino in to-scano ; opera bellissima in veritàper leggiadria, e per quella mira-bile eleganza derivata dai trecen-tisti : la quale traduzione, tornato-vi egli sopra nel 181 5 , volle in piùluoghi render anco migliore ; e asuggello del suo amore in fattolingua non più toscana ma italia-na intitolare. A questa tenner die-tro le altre : della elegia di Calli-maco sui lavacri di Pallude; del-ti apologetico del Nazianzeno ;delle odi di Orazio ; di una lette-ra di Cicerone a Quinto suo fra-tello ; di due commedie di Teren-zio . In quel torno dettò alcunepoesie gravi e piacevoli ; e la bel-la vita nel Vannetti suo amicissi-mo, la quale comparve nel 1 ^<j 5 .Nel 1799 ristampò quei libri che