mai abbastanza non saranno rac-comandati ai giovani : dico le vitedei SS. Padri. E si valse dell’edi-zione di Firenze .del i ^ 3 1 : fattavi1 ' aggiunta della vita di Tobia eTobiuzzo. Per le quali fatiche eb-be laudi, le quali dureranno quan-to basti I’anuore della favella, e bia-simi, i quali caddero col nome dichi parlarli v olea. Ma un lavoro piùpresto maravàglioso che credibilefu la ristampa del Vocabolario del-la Crusca, la quale il Cesari im-prese a pubblicare nel 1806 : e 4*>e più mila voci vi erano aggiunte;nel più del travaglio durò egli so-lo. Alcuni vi marcarono molti er-rori : ma egli negavali? promiseforse di dar tutto oro ? e chi puòindicare umana opera senza difet-ti? Altri dissero (e con troppo di-sonesta querela ) essere al padreCesari venuto in capo di metterein voga le anticaglie, e il più vilesozzume di nostra lingna ; ma sequei dottori di questo non voleanoavere indulgenza al Cesari in gra-zia della faticosa e profittevole ope-ra sua, doveano pensarsi almeno :essere ufficio del vocabolarista ilregistrare ogni maniera di voci ; enon tanto le vive ed efficaci, quan-to le morte ed oscure, perchè adognuno sia piana l’intelligenza diquegli autori che le usarono. Del-la gara del Monti col Cesari dire-mo la nostra sentenza : dei dileg-gi, delle calunnie e di altre tristi-zie che con mala fede alcuni ebbe-ro contro del Cesari ordinate, i sa-pienti della nazione nel giudiziodella mente loro sentenziarono.
Nel 1808 scrisse quella disserta-zione , per la quale fermò lo statopresente della lingua italiana ; as-segnò le cause che portar la posso-no alla decadenza, e i mezzi piùacconci per impedirla. La qualedissertazione nel i8og fu coronatadalla accademia italiana di scienzee lettere ; nè mai premio accade-mico fu con più dignità renduto ;
nè per più giuste cagioni merita-to. La leggano bene coloro, ai qualista a cuore questa nostra favella; eveggano con quanta sapienza ilbuon Cesari ne determinasse loragioni, e la natura ne pensasse. Efece questo bene ; che ad alcuniparve detto : o italiani, tenete ma-la via ; ad altri : seguite questosegno. Con che i più discreti e sa-vi nell’ amore dei trecentisti a far-si caldi prendevano . Furono peròalcuni, i quali con grande schia-mazzio si levarono incontra al pa-dre Cesari, ed eran quelli che na-turati nel male sentono danno dalrinsavire degli uomini: conciossia-chè si rendano vane quelle artiper le quali si fanno grandi nellamente del volgo, e si vendono permaestri della sapienza . Talché seun lume di virtù risplenda, percostoro i tempi incominciano a si-nistrare. E in verità si sentivanotroncati i nervi , e d’ogni grandebuona fama disperavano. E per re-car tutto in uno diedero mala voceal Cesari che egli dicesse: non tan-to le cose quanto la lingua dareagli scrittori la vita e la immorta-lità. Ed anco questo biasimo cade;poiché è da pensare: lingua nonessere quel sistema quotidiano disuoni articolati che sono in boccadi ogni buona gente, e coi quali aivolgari usi della vita soccorresi. Maquella è da dir lingua che in secomprende il magistero dell’espres-sione, onde i sapienti e gentiliuomini della nazione dispensano emanifestano nel popolo la ragionedelle arti civili : di quelle ai’ti, di-co, per le quali hanno pure un ri-storo i mali di questa miserabilevita ; o si va incontro alla povertà,alla ignoranza, ai delitti, e alle al-tre tristizie, che vedemmo in ogniumana repubblica germinare . E*poi cotesto magistero un’ arte sa-pientissima , per la quale si con-viene che il tuo dire pigli natu-ra dalle interne cose che vuoi