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[Volume primo e volume secondo.]
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rappresentare ; c clie ad un teinpole idee si proferiscano, e si rechinoalla porta dei sensi non aggravate,nè sotto l’abito della parola nascoste:ma tutte trasparenti dentro quellemateriali forme, per le quali i no-stri sensi si destano. E per conchiu-dere: se le parole più altro non sonoche nudezza sulla bocca delle lem-minette, e di quei ciurmadori chenel gergo loro in piazza oracoleg--giano , o dentro la scuola j sullabocca dei veri sapienti sono da dircose ; le quali la spiritualità dellaumana mente partecipano, e du-reranno quanto que’ nobili pensa-menti che le informano. E questeverità sono , sulle quali fondasigran parte della gloria antica. Nèmai abbastanza e con alta fronte ,e con forte grido gridate sarannoin questo nostro secolo della rinno-vata ragione, al quale è come direun nulla l’eredità che i nostri granpadri lasciarono ; e noi le diremofrancamente , e finche ci basti lospirito.

Alia dissertazione del padre Ce-sari, della quale è detto sopra, ten-nero dietro le novelle; alcune so-no cosi buone che il gran Boccac-cio per sue non le dispetterebbe ;e ai giovani potranno darsi a stu-diare senza pericolo che nell’ani-mo loro si appigli seme di malcostume. E poi venne il dialogodelle grazie , nel quale si ferma-no cogli esempi i veri precetti cheil Cesari nella dissertazione parlò.Nel 1816 comparvero le sei com-medie di Terenzio di latino initaliano tradotte , della quale ver-sione il Giordani ebbe a dire: inet-to questo Terenzio per terzo fra ilDavanzali e il Caro : e queste so-lenni pax-ole siano suggello alla ec-cellenza dell’ opera, e agli studiosicercata e cara la rendano . Seguìnel ibi^ la ristampa di quella dol-cissima vita del beato Colombini,pubblicata dal Cesari, a ciò esor-tandolo il Giordani stesso, senza

dire di molti opuscoli tutti di grari->de bontà che lungo sarebbe il no-verare. Ma non tanto la pia e de-vota gente, quanto anche coloroche di questa cristiana religionesantissima niente conoscono, o non.curan d’intendere, siano grati alpadre Cesari per le lezioni stori-co-morali intorno la vita di alcu-ni santi 5 e per i fatti degli apo-stoli , e per la. vita di G. Cristo .Chè veramente nè dolcezza , nèpurità di lingua, nè forza maggio-re di maschia italiana eloquenzapuoi desiderarvi ; e stupirai quellafilosofica ordinanza in che son con-dotti i pensamenti, e quel suo pro-fondo sapere in divinità . E perconchiudere,la vita principalmen-te di G. Cristo è fatica di maravi-glioso intelletto: e quanto l’amoredel hello e del buono starà.

Ora vengo a narrare la gara cheil Monti ebbe col Cesari, alla qua-le veramente non diede principioquella vecchia libidine di conteseche fu di tanti mali cagione a que-sta comune patria. L’amor del ve-ro, la.gloria del nostro idioma , ilCesari e il Monti ugualmente sti-molava ; nella sostanza erano ve-ramente concordi. E però non miammiro che quella fosse una garapiù di parole che di fatti.Non vol-le il Monti (nè il potea) far caderela faina e le dottrine del Cesari jdesideravalo qualche volta più ra-gionevolmente divoto al trecento ;chè in verità nel p. Antonio la ve-nerazione pe’ trecentisti in ciecasuperstizione alcuna volta trascor-se ; e di nulla cosa mostrava esserpiù vago, che delle scritture loro:tanto è vero che anche nel benedebbono andar cauti gli uomini ,poiché all’estremo della virtù sem-pre il vizio s’innesta. Tenessi poisaldo il Cesari in questa credenza:che gli scrittori del 5 oo (come chegli avesse in grande stima ) dallabontà dei trecentisti assai lonta-ni si stessero: nè pensava che la