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delle sue poesie alcuna querela,alla quale prego che siano giustigiudici i miei sapienti concittadi-ni. E delle poesie gravi dico che,toltane la purissima favella, han-no poco o niente di quello spiritoanimatore che danno le muse ; edelle giocose, come siano da rasso-migliare a quelle poetiche ineziefuse tutte nel bell’ oro di nostralingua , delle quali tanto si pia-cquero i buoni padri nostri : macol poco frutto loro, e certo coldanno dei nipoti. Ed io non ripu-gno a credere che le leggiadrie , ele ridenti cose siano sollievo a que-sta miserabile vita : e ai tanti malionde la fortuna fa così tristo go-verno di noi mortale razza. Magli scherzi siano piacevoli: cioè,non disformi a ragione ; tocchino1’ anima : vivi : nè mai dalla uma-na dignità si scompagnino. Ma al-tra grand’ opera del veronese sonole bellezze di Dante , nella qualeallargandosi dalla vecchia usanzadei commentatori prese a dichia-rare la somma virtù dell’ Omeroitalico. E pose tutto in dialoghi ;i quali perù alcune volte non sen-za noia ti riescono : colpa ( disse-ro i più ) del non avere il padreCesari usata bene F arte, e la ra-gione del dialogo.
Da quaranta e più anni il Ce-sari travagliava intorno agli studi:e intanto la sua salute piegavasiogni dì sotto le fatiche, e ( quelloche è più miserabil cosa a dire )sotto le tribolazioni con che gliavversari, cospirati a ripugnarlo,la pazienza sua a dure prove met-tevano. E come che il padre An-tonio avesse un temperamento disangui caldissimi ; e degli scher-ni, e delle ingiurie, e di simile vi-gliacca ingiustizia fosse oltremodosdegnoso, tuttavia seppe il tuttocon severo animo sopportare : nèinai contrascrisse; o se rispose, consì graziosi modi di urbanità lo be-ffi c|ie ben ricordò a molti della
sua stéssa età « essere le lettered' ogni civiltà, e cortesia mae-stre. ” Antica sentenza davvero :ma alla quale assai spesso ì nostriletterati contraffecero , per le ca-gioni principalmente che qui nonè luogo discorrere : nè se pur fos-se, vorrei.
Per la qual cosa a rimedio deimali, che il suo animo e il corpomortificavano, il padre Antoniodeliberò di viaggiare : e fu nel iodi settembre dell’anno 1828 cheegli si partì da Verona. E si recòa Modena, dove i cortesi e gentilicon tutto amore 1 ’ accolsero . Lequali dimostrazioni gli erano purdate in Bologna , e appresso assailargamente in Faenza dove diecigiorni fermò. Ma partitosi di Faen-za (che fu il a 5 di settembre) perrecarsi a Ravenna, fu per via sor-preso dalla febbre: ed arrivato as. Michele, dove è la villa del col-legio de’ nobili, si pose in letto ; epoiché il male infieriva, si disposead aspettare cristianamente F ul-tima ora del viver suo. La qualefu la seconda dopo mezzanotte ve-nendo il primo d’ottobre dell’ an-no stesso. Il suo corpo fu portatocon assai pompa a Ravenna, e nel-la chiesa di classe sepolto. Quantofosse il dolore dei buoni non è arichiedere.
Fu il Cesari umile, e di spiritosemplicissimo : di maniere genti-li; ebbe costumi veramente casti,gran compassione verso i poverellie gli sfortunati dal cielo , ai qualinon passava di che e’ non giovas-se. Più che della gloria, desidero-so di meritarla : e amolla, indiziocerto che egli avea assai grandevirtù nell’ animo. Della religione,e del santo onore di Iddio zelan-tissimo ; nella contemplazione deicelesti misteri continuo ; :ontroquei vizi che l’umano gregge me-nano a ruma, parlatore gag iarda.E a couchiudere, per vita e perlettere venerando. Por lo quali