accennata nella biografia di Mel-chiorre Delfico, non ha guari in-serita nel 25 ° numero della Ricrea-zione di Bologna.
Continuando noi a seguitarlonel corso degli anni che verso lafine del passato secolo camminava-no, proseguiremo similmente atrovarlo solerte osservatore di pub-bliche piaghe, non meno che, fe-lice proponitor di rimedi atti acurarle. Pareva che infiammato daspirito di giustizia e di sagace po-litica, il governo si piacesse a co-ronare i voti del filosofo cittadino.Il quale chiamava in quel tempole sollecitudini della suprema po-testà su d’ un argomento agrariodi somma importanza per noi. Eradeplorabil cosa il vedere le miglio-ri terre delle provincie marittimedi Abruzzo sottoposte alla servitùdel pascolo invernale , riserbatecioè quasi del tutto alle greggi,talché la coltura delle biade e sinde’fruttiferi alberi dovea rimaner-vi o interdetta o limitata nellospazio e nel tempo. Ma scrisse ilnostro economista nel 1787 sui Re-gii Stucchi (tal era il nome delleterre soggette alla barbara servi-tù), e l’abuso, prima sospeso, dipoi al tutto disparve , con granvantaggio dell’ abruzzese agricol-tura, della libertà e della giusti-zia (1).
Quell’ esame delle naturali re-lazioni tra 1’ agricoltura e la pasto-rizia napolitana menò il Delfico aconsiderare più in generale 1’ ar-gomento cui vanno esse tra noi diordinario a metter capo, vale a di-re il Tavoliere di Puglia. Era es-so allora in condizione infelicissi-ma, degno in vero delle osserva-zioni di saggio economista. Unosolo, il principe di Migliano, lo
(1) Memoria su i Regii Stucchi ossiasu la servitù de’pascoli invernali nelleprovincie marittime degli Abruzzi. Na-poli, 1787. Un voi. »n 8.
aveva tolto ad argomento di parti-colar trattazione, la quale per al-tro non vide la luce ; Delfico fu ilsecondo, e coscienzioso qual era,comprese non potersi adeguata-mente svolgere una si rilevata dis-quisizione lungi da’luoghi mede-simi che n’ erano la materia e loscopo. E però colà egli andossenecon ogni cura osservò il Tavolie-re, e quando n’ebbe riandata lastoria ed esaminato il sistema nel-le sue economiche e morali rela-zioni, e ne’reciproci interessi del-la Puglia con gli Abruzzi, del re-gio erario colla cosa pubblica, scris-se un Discorso in cui espose i dan-ni presenti e manifestò il modocome ripararvi (1). Esso consiste-va nel sostituire all’ iofelice anti-co metodo amministrativo quellodella censuazione. Dimostrò il va-lente economista quanto fosse as-surdo e dannoso alla regia finan-za il modo che allor si teneva, poi-ché, ove fossero stati pur donatique’latifondi, il fisco dalla solaimposta territoriale avrebbe rica-vato più che non ritraeva a forzadi continue vessazioni e litigi. Mail sistema ch’era da tanti anni pre-valso durò ancora ; e solo nel 1806si venne alla fine ad abbracciare,almeno in parte, quello che avevaegli per il primo proposto . Ascol-tiamo ciò che ne dice egli medesi-mo in una lettera al cav. Bianchi-ni del 16 maggio i 854 .«Nel 1788» pubblicai una memoria sul Ta-» voliere di Puglia, che non eb-51 be ascolto fino al 1806, quandoil immaturatamente ed imperfetta-55 mente si volle eseguire, mentreil io era ancora lontano!!. E fa ma-raviglia che due altri voti sienoespressi in quel libro , i quali ab-biam visti di poi adempiuti : la di-visione de’ demanii comunali, e lo
(1) Discorso sul Tavoliere di Puglia,Napoli 1788. Un voi. in 8,