stabilimento ci un banco del Ta-voliere per anticipar danaro a’co-t Ioni senza obbligarli a precipitar laj vendita delle ìoro derrate.
Fra 1 ’ una e 1 ’ altra delle due ul-time operette discorse, deesi quel-la riporre che su ben altro subbiet-to ei mise in luce l’anno 1787. Ilgravissimo inconveniente della di-sparità de’ pesi e delle misure nel' regno , feriva quell’ animo amicodell’ ordine e della ragione. In quelj tempo tutti gli stati d’Europa del-] lo stesso male più o men sofferiva-no j ma Delfico, se non andiamoerrati, fu il primo a farne soggettodi ponderata economica discussio-ne . Per cessar# tra noi questo fo-mite di litigi e d’irregolarità, eglipertanto alzava sin d’ allora la vo-ce, ed al Quarto Ferdinando ram-mentava i saggi provvedimenti delPrimo Aragonese , volti ad intro-durre quella uniformità che in talmaniera il buonsenso, per non diraltro, chiedeva (t).Se allora ei nonottenne l’intento , e se invano fuin altri tempi in queste continen-tali provincia saggiato il metricosistema , non però quest’ altro de-siderio di quell’ egregio si rimarràprivo di effetto. La nostra accade-mia delle scienze , le reali segrete-rie delle finanze degli affari inter-ni , adoperano in esso le loro solle-citudini, e par che siane ad un al-tro Ferdinando serbato il compi-mento.
Ogni anno era contrassegnato daqualche economico lavoro di que-sto Melchiorre, ed ogni suo lavoro,favorevolmente accolto dal regnan-te, diveniva in certo modo un pub-blico beneficio . Noi non conoscia-mo nell’ illustre e numerosa schie-ra degli economisti nessuno chepossa vantare tanti di questi paci-fici trionfi quarti egli ne riportò* in tutta la prima metà della sua vi-li) Memoria su i pesi e le misure deljEVegno. Napoli, ìj-p Un voi. in 8.
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ta . Ecco quello che ottenne nel1790. Credevasi esposto a feudalevendita lo stato di Atri, devoluto ,per 1’ estinzione di un ramo degliAcquariva, alla corona. Dal che eitolse occasion di rimostrare al prin-cipe , che il rivendere i feudi de-voluti sotto gli stessi vincoli in cuisi tenevano da’ primi baroni , cioècol mero e misto imperio che davaloro potestà giudiziaria civile e cri-minale era contrario a’ più essen-ziali attributi della sovranità, aivantaggi de’ suddetti , al bene ge-nerale dello stato : il perchè pro-poneva non altrimenti vendersique’ feudi, che come allodiali cioèliberi dominii. La memoria tornòcosì accetta al re Ferdinando chene ordinò la stampa , e con dispac-cio in data del 2 luglio 1789 la fe-ce trasmettere alla Giunta degliAllodiali perchè le desse esegui-mento (1). Ma tra le forensi e lefiscali anfibologie la desiderata ri-soluzione andavasi procrastinando.Il perchè novellamente egli insta-va animoso, prima colle sue Rifles-sione su la vendita de' feudi , poicolla Lettera al duca di Cantalu-po, allora intendente generale de-gli stati allodiali (2); nelle qualiscritture da lui pubblicate neglianni seguenti , chiarì meglio laquistione, e ribattendo le insortedifficoltà, spargendo anzi talor diridicolo le balorde dubbiezze de-gli avvocati fiscali, sostenne ad untempo le ragioni del principato edella giustizia. Alla fine egli vinse;la risoluzione di vendersi in allo-dio anzi che in feudale terre ba-ronali reintegrate alla regia domi-nazione , divenne ne;l 1796 leggedello Stato, ed a Melchiorre Delfi-co si dee T aver dato la spinta a
(1) Vedilo riportato nel voi. n, pag.16 degli Annali Civili.
(■z) Riflessioni su la vendita de’feudidevoluti. Napoli, 1790. Un voi. in 8. =Lettera al duca di Cantalupo su i feudidevoluti Napoli, 179O. Un voi. in B.