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[Volume primo e volume secondo.]
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ne’tempi di mezzo vi dominava-no . Ascritto alla cittadinanza diS. Marino , ei pagò all’ ospitalitàonorevol tributo, scrivendo le Me-morie storiche di quella repubbli-ca , con bel corredo di diplomi edocumenti cavati dal suo archi-vio (1). Poco note erano le notiziedi quel microscopico Stato; faceamestieri andarle rintracciando frala polvere delle vecchie carte ed ipasseggieri ricordi lasciatine daqualche autore. Egli , dalla lungae noiosa fatica non ismarrito, con-dusse in pochi anni a terminequeste Memorie. La gratitudine fula sua Clio, e’l contento di queinovelli concittadini il suo più gra-to compenso. L’editore degli scrit-tori classici italiani di politica eco-nomia, accennando nel luogo testòcitato a quest’opera, così ne ragio-na: » Nello scorso anno ha pur« pubblicato in Milano la storia11 della sua patria adottiva , egual-» mente commendevole per la co-11 pia de’ fatti, che per maturità di» senno e per ridondanza di civile» fdosolia ii.

Nella prefazione posta in frontea tali Memorie ravvisiamo il ger-me da cui rampollò un’ altra operadi questo scrittore, la più nota for-se di quante ne produsse il suo fe-condo ingegno. Leggesi quivi sulbel principio: » Benché io non siai> nell’ opinione di coloro i qualiii riguardano la storia come mae-ii stra della vita e dispensatrice del-« la civile sapienza, e che anzi min sembri contraria ai felici progres-5 > si della morale, facendoci veder5 ) sempre scarsi gli annali della vir-55 tù in confronto de’voluminosi55 giornali del vizio e dell’ errore ;«5 pure potendo essere, se non di>> un’essenziale utilità, almeno di

(i) Memorie storiche della repubblicadi s. Marino raccolte dal cav. Melchior-re Delfico cittadino della medesima; Mi-lano, dalla Tipografia di Francesco Son-zoguo, ibo4 anno m. Un volume in 4'

55 qualche piacevolezza apportatrì-» ce , non debb’essere del tutto55 esclusa dal numero delle occupa-55 zioni geniali».Bisognava giusti-ficare 1’ ardita proposizione ; ed atale intento ei dettò i Pensieri sul-V incertezza e V inutilità dellastoria. Videro la luce in Forlì nel1806, ma per l’assenza di lui assaiscorrettamente ; e se ne ripetè dipoi l’impressione in Napoli duevolte (i). Tutti vollero leggere unlibro che parea vestir forme di sin-goiar bizzarria; e molti opposeroall’ autore che solo al paradossovolto avesse 1’ acume della mente ,dandogli pur nota di contraddirea sé stesso ; altri trovarono quellopagine dettate da indagatore spiri-to filosofico; ma nessuno potè ne-gare a chi le aveva composte il van-to di libero ed acuto pensatore.Non istituendo noi un esame dellesue scritture , ci basti l’andarleenunciando e storicamente espo-nendo, In esse, come vedemmo, èconsistita sinora la vita intera delnostro Melchiorre : vita privata ,costantemente intesa ad economicistudi o eruditi, de’quali presso chéogni anno qualche frutto appariva,e non mai all’utile proprio o dellafamiglia, ma sempre rivolti al be-ne de’ suoi concittadini o alla pro-pagazione del vero . Seguitiamolooggimai nella sua vita pubblica.

Chiamato in luglio di quell’ an-no 1806 a sedere nel consiglio distato che la straniera dominazionestabili in questa metropoli, egli vitenne la presidenza della sezionedegli alfari interni; e talora in as-senza del ministro di quel carico ,

(l) Ecco il titolo dell’ultima promos-sa a studio del sig. Roberto Beiti, oraintendente della Prima Calabria Ulterio-re , e stato familiarissimo all’ Autore :Pensieri su la storia e su la incertezzaed inutilità della medesima , del cav.Melchiorre Delfico cittadino della repub-blica di s. Marino. Terza edizione. Na-poli, presso Angelo Frani, lih^. Unvoi. in 8.