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[Volume primo e volume secondo.]
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Sopraggiunsferoad interrompereil dotto medita.re di lui e quel ri-posato vivere le commozioni del1820. Eletto dal principe reggentea presedére la giunta provvisoriadi governo, e dalla sua provincia adeputato del parlamento; stette inquell’officio tre mesi, da questo acausa della cagionevol salute dopopochi giorni si astenne. Aveva eglisin dal 1 81 3 per urto ricevuto dauna carrozza sventuratamente sof-ferto aspra caduta, tal che rotto ilcollo del femore, mai non potè piuandare; che zoppicante disavventu-ra eh’ei tollerò sempre con forteanimo, ed a proposito della qualesoleva dire, esser la sofferenza iltnaggior sollievo de’ mali irrepara-bili. E poiché oggimai ottuagena-rio, pregò il sovrano che lo licen-ziasse a tornarsene in patria perdare quel poco avanzo di giorni al-la domestica quiete ed a quel de-coroso ozio che tante durate fati-che gli avevano degnamente acqui-stato. Annui il monarca, gli confor-mò la pensione concedutagli, e nel1823 il cav. JDelfco, allora presi-dente dell’accademia delle scienze,dava a questa bella città un addioeh’esser doveva l’estremo . Ei vilasciava fama di uomo per probitàintemerata, per patria carità , permolte ed onorevoli amicizie rag-guardevole; vi lasciava un nome abuona equità illustre per opere diingegno e di virtù ; vi lasciava infine una preziosa raccolta di edi-zioni del primo secolo della stam-pa , da lui a gran fatica ragunatenel corso dilunghi anni, dalla mu-nificenza del principe a commen-dazione del celebre abate Andresacquistate , e le quali sono oggidìnon ultima parte della ricca sup-spel lettile, onde la Biblioteca Bor-bonica è insigne 2);

(2) Non l* a mollo ne fu slampatoCatalogo , e il re Francesco ne mandòal Delfico un esemplare.

Ne teramani ozii non rimaneva-si peraltro neghittoso l’ottimo vec-chio. A quell’aura sua antica parveanzi rinverdire e tutto riconfor-tarsi ; perchè, gittato via gli oc-chiali, serbò sino all’ ultimo nelripristinato vigore la facoltà visi-va. Avevasi scelto nell’avito pala-gio una stanza che usciva nel do-mestico giardino, dove per curadel nipote , il marchese Orazio ,sorgeva ampio orto botanico adistruzione de’ concittadini. Quiviin compagnia de’ congiunti, de’suoi cari libri e degli amici, acco-gliendo cortese le molte personeche il visitavano, venerabile a tut-ti, e sempre fervido in volere epromuovere la patria prosperità ,passò beatamente, per quanto ilpermettevano ì mali della decre-pitezza, gli ultimi suoi dodici an-ni. Eragli perenne cura e soave

10 scrivere ai molti amici lontani,o le opere che aveva tra mano ; ilche sempre, non per via di ama-nuensi, ma, secondo un antico abi-to, di proprio pugno faceva. E del-le cose che quivi dalla sua pennauscirono ci rimane ora a far paro-la ; ma vogliami prima raccontare

11 solo avvenimento che in talespazio di tempo gratamente inter-ruppe 1’ ordinario suo modo dìvivere.

Nel i 83 a visitando il nostro rele provinole pervenne a Teramo.Delfico già quasi vicino a compie-re il diciottesimo lustra si fecetrasportare alla presenza del Mo-narca di cui aveva conosciuto ilproavolo , fondatore della Borbo-nica dinastia in questo reame. Ilgiovane Principe affabilmente ac-colse il venerando vecchio, fecelosedere, e volle a solo a solo conesso lui lungo tempo intrattener-si, nobilmente in esso onorandouno de’ piu illustri Napolitani vi-vènti, il primo personaggio dellaprovincia, colui eh’esser incer-to modo poteva il più anziane?