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[Volume primo e volume secondo.]
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54o

ufiziale del suo esercito ( i ) . Nèguari andò che in conferma di talebenigno animo verso di lui, fece-gli spedire in aprile del 1 855 di-ploma di Commendatore del ReaiOrdine di Francesco I.

Poche sono le opere di questiultimi anni della vita che abboz-ziamo dato alle stampe ; moltissi-me le inedite. Incominciano dalleprime. Involta era tra favole edoscure nebbie la storia e la nu-mismatica di un’ illustre città, de-coro un giorno del Piceno, ora delTeramano, la nostra rinomatissi-ma Adria , una delle più insigniitaliche autonomie. Delfico e peramore alle patrie splendidezze eper quel maggiore affetto che alvero sentiva, prese a diradar talinebbie ed a chiarire storicamentei vetustissimi tipi atriani , illu-strando con metodo e filosofia quel-le monete, che sono i più grandi,e secondo lui, i più antichi bron-zi coniati d’Italia. Nel che giova-rongli non meno i buoni ammae-stramenti ricevuti nell’ adolescen-za dal principe stesso degli archeo-logi di quell’ età, Alessio Simma-co Mazzocchi, la cui famiglia con-trasse pur cognizione colla sua (2),che l’esperienza acquistata in ma-neggiare quelle svariate medaglie,di cui gran dovizia avea possedutonel gentilizio Museo ; ed ora inmaggior numero trovavane ordi-nate dal canonico Sorricchio diAtri. Rimosse pertanto le favolo-se allucinazioni che intorno alleorigini italiche pelasgiche tirre-niche prevalevano, nè volendo pie-gar 1’ animo nemmeno a probabi-lità non abbastanza confortate da’fatti, egli pubblicò un’opera ve-

(1) Avuto riguardo alla nomina d’Al-fiere che ottenne, come dicemmo, nel1744.

(2) La moglie del fratei primogenitodel nostro Delfico fu una Mazzocchi ,pronipote del celebre raaoii'f»

ramente archeologica sulla numi-smatica della nominata città : ope-ra al tutto nuova e desiderata, nel-la quale intese a dimostrare quan-to diritto si avesse la nostra Italia,e specialmente il Piceno, ad unaanteriorità di civile perfeziona-mento non facile ad essere supe-rata, e quali fossero i veri princi-pii della italica istoria. Fu perquesto libro il chiarissimo Delfi-co dal mondo erudito e dalle ope-re periodiche italiane e stranierelodato a cielo. Se non che avendo-ne il dotto Micali suo amico fat-to nell’ Antologia Fiorentina ta-lune critiche osservazioni, dellequali parve a lui dover non tace-re, una più accurata edizion diquel libro fece fare in .Napoli nel1826, colla giunta di separati Ri-schiaramenti a quelle osservazio-ni (1). Cupido di rintracciare larealtà di si lontane origini, parve-gliavvertire che l’oscurità genea-logica de’ popoli antichi era cosìgrave per l’Italia come per le al-tre regioni dell’ antico mondo,tranne quella che poteva pregiar-si della più antica tradizione con-finante colla cosmologia e conser-vata nella serio de’secoli. Con que-sta parità di condizioni gli parvenondimeno che gli antichi italicimonumenti accennavano ad uq’ e-poca in cui colle mitologiche tra-dizioni confinavano le storiche, eche di là emergesse la convenien-za naturale degli storici racconti.Cosi illustrando la numismaticaatriana ed esponendo la più altaantichità di que’ conii come mo-numenti, potè dare un’epoca prò-habile al vetusto incivilimento d’I-talia ; potè provare eh’essa tra lecolte regioni dell’Europa primitiva

(1) Dell’ antica numismatica della cit-tà di Atri nel Piceno con alcuni opu-scoli sulle origini italiche. Napoli, dal-la tipografia di Angelo frani, 1820'. Uqvoi. in fol. con più tavole in rame.