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[Volume primo e volume secondo.]
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In mezzo però alla dolcezza diqueste lodi non dovea mancare al-1’opera del Tiratoseli» l’amarezzadelle censure ; la censurarono ineffetto l’ab. Tommaso Serrano el’ab. Saverio Lampillas; ma quel-le censure niuno è che oggi piùlegga o ricordi. Il P. TommasoMaria Mamachi andò più oltre,e parendogli che il Tiraboschi invarii luoghi della sua storia nonfosse nè a bastanza religioso, nè abastanza verso i Pontefici riveren-te ( mentre v’ ha di quelli che loaccusan dell’ eccesso contrario) nemeditò e ne propose in Roma unaristampa, nella quale il testo del-1’ opera doveva esser da lui purga-to; se a questa notizia ardesse d’ira1’ onesto animo del Tiraboschi, alquale dicea la coscienza di non a-ver mancato mai ne di zelo per lareligione, nè di riverenza alla San-ta Sede, ognu no può leggiermen-te immaginar lo ; e però subitomandò fuori uin manifesto, nelquale dicea di mon conoscer per suala romana ristampa; allora il Ma-machi, per non cedere affatto ilcampo e cosi darsi finto, alle alte-razioni del testo immaginate daprima sostituì delle note, onde im-pedire i danni ( diceva egli ), chedai legger quest' (.pera potevanoderivare ai fedeli; e a queste noterispose il Tiraboschi con una let-tura sparsa di sì fiae e delicata i-ronia, che il povero Mamachi do-vè tutto sentirsene, non so se piùdica, dolente o vergognato.

Ma lasciando stare la ridevole ac-cusa mossa alla storia del Tirabo-schi dal p. Mainacti, due altre sene fanno di rnaggiar peso: la pri-ma che sia troppo xxinuziosa circaalla vita e alle opere degli scritto-ri di cui ragiona; 1 altra che man-chi di quella filosofa, che si richie-de oggidi nella storia letteraria diuna nazione.

Ma quanto alla p-ima, se la sto-ria e un continuo tessuto di fatti,

vuole la buona critica, che questifatti siano spogliati da ogni dub-biezza, siano avvalorati da razioci-na e da prove, prima che la storiagl’ imprenda a registrar ne’ suoilibri. Ch e se il Tiraboschi vi spen-de troppo tempo ed inchiostro , èda notarsi eh’ egli era il primo amettersi per quella via, e che pe-rò gli era duopo liberarla dai pru-ni e da’sassi che la ingombravano,se voleva egli stesso camminarlacon sicurezza, e farsi poi seguirdagli altri senza stento. £ lo sa ilGinguenè, se gli sia stata utilequesta paziente e talvolta minu-ziosa erudizione del Tiraboschi,quando imprese a scrivere eglipure la storia della nostra lettera-tura ; e può bene a sua posta nonnominarlo nella prefazione, e nelcorso dell’ opera può ben copiarloassai spesso, senza citarlo; 1’ Italia,che riconosce il Ginguenè per ciòche ha operato in onore delle suelettere, è a bastanza giusta pe»confessar con l’Ugoni: che senzala Storia del Tiraboschi, egli non.avrebbe scritto la sua, o certo al-meno non avrebbe potuto darcelacosì compiuta.

Quanto alla seconda accusa, nonnego che non siasi oggidì intro-dotta una maniera più larga e piùprofonda di trattare la storia let-teraria di un popolo ; non negoche sia oggi usato di , legarla dicontinuo con la storia politica , econ le vicende letterarie delle al-tre nazioni; non nego finalmenteche oggi non si richiegga in sifatte opere assai meno di erudizio-ne, e assai più di critica e di buo-na filosofia. Ma se questo è il mododi trattar oggidì la Storia lettera-ria , non era già questo il modocon cui si trattava più di un mez-zo secolo fa ; e però non mi parragionevole, nè giusto il biasimarela Storia letteraria del Tiraboschiper ciò che non è avvivata da quel-lo spirito che è proprio di un’ età