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ricorderò quello del eh. sig. Anto-nio Lombardi, che successe al Ti-raboschi, non pur nel posto di Bi-bliotecario, ma altresì nella com-pilazione della Storia letteraria diItalia, ch’egli condusse con moltadottrina sino a’ nostri giorni ; l’e-logio che ne scrisse il P. PompilioPozzetti ; quello con cui il profes-sor Beltramelli inaugurava nel-1’anno 1812 gli studi del liceo diBergamo ; la vita latina che necompose il Fabroni; il compendiostorico che ne scrisse in francese1 ’ ab, di Saint-Léger ; gli articoliche si leggono nel nuovo Diziona-rio Istorico di Bassano e nella Bio-grafia universale di Parigi; e por-rò ultima di merito e di tempo lavita eh’ io scrissi del Tiraboschi,son già dieci anni, e di cui non èche un compendio il presente ar-ticolo , col quale mi fu assai caro1’ aver pagato un novello tributodi stima alla memoria di si gran-d’ uomo.
P- A- Pajhvu.
MONTI (Francesco Antonio),trasse i natali in Alfonsine a di [7febbraio 1758 dal chirurgo Giusep-pe e da Antonia Ferri, grave e ono-rata famiglia che non ebbe neglet-ta la sua istituzione facendone e inpatria dottrinare l’infanzia ne’ pri-mi gramaticali rudimenti ; e in-viandolo quindi al ginnasio lughe-se in casa e sotto la disciplina po-nendolo di Jacopo Sangiorgì cheera in fama di valente nelle umanelettere. Fiorivano allora in Lugoelettissimi ingegni come il cano-nico, poi cardinale Francesco Ber-tazzoli, Mariano Antonio Capra ,Giuseppe Compagnoni dalla vocede’ quali venne introdotto nell’ e-sercizio dello scrivere italicamen-te, esercizio contro cui le scuole dique’ tempi bandian la croce. Dalginnasio lughese passò a Faenza a-gli studi di filosofia, e qui usò del-la consuetudine del Contoli, dei
Calderoni, del Natali, del Tosetti,del Macabelli, e di quanti in quellacittà avean care le muse cui il gio-vanetto avea fin dai primi anni sa-grificato , apprendendo in appres-so le bellezze del poetare latinodal suo immortai cugino VincenzoMonti, quando questi nella lor co-mune patria passava le vacanze.Trascorsi lodevolmente i filosofi-ci, applicò l’animo a’severi studidella teologia; ed ascritto all’eccle-siastica milizia dopo pochi annidabella fama precorso tornavasi inseno de’cari parenti. Allora i suoiconcittadini il scelsero ad ammae-strare pubblicamente la gioventù,ufficio nel quale non venne maimeno a se, ed alla sua fama. Gliozii che rimanevangli onestavatutti colla coltura della poetica fa-coltà cui il traeva fortemente il fo-coso e sensitivo suo temperamento.Amava egli nel poetare forza, ma-gniloquenza , fantasia vivissima,doti che non è facil cosa consegui-re senza cadere nel concettoso, ein una vana sonorità. Per codestosuo sentire prediligeva la letturadella gigantesca e nubilosa gran-dezza de’ poemi dell’ Ossian , edelle tetre e melanconiche notti diYoung. Quindi non è maravigliase seguendo la corrente de’tempiche poneano sugli altari poetici ilFrugoni, il Bettinelli, e pochi altri,fu e alquante fiate amator di paro-le, e alquante altre tumido per es-ser grande. Onoravasi dell’amici-zia de’ più chiari viventi, e comu-nicava per lettere col Savioli, colZacchiroli, col Pariui, colla mar-chesa Sacrati, per tacere del dottocontinuato carteggio con Vincen-zo Monti. Quasi tutte le collezio-ni poetiche di que’giorni portanoqual sonetto, e qual canzone diesso cui già di 26 anni nel i-j 84davasi luogo nel Parnaso de’ poetiviventi che uscia in Bologna percura doli’avvocato Ristori, e nel-l’altro pur italiano Parnaso che