Andrea Rubbi raccolse in Venezia.Fuor d’ogni credere è il numeròde'carmi eh’ei scrisse, ed oso direnon vi sia argomento di qualchecelebrità nelle istorie sacra, roma-na, greca, e nella mitologia ch’einon abbia posto in sonetti comevedesi da molti mss. che custodi-vansi da’nipoti. Fra tanti carraierano principali i sonetti sulla fa-vola di Psiche, le gravi Terzinein cui cantava Giuditta, le Ana-■creoritiche sulle quattro stagionifnon che le savioliane la toletta , inastri, le Manteche, il Guanto, ilrimprovero a capelli, le spille ec.oltre una imitazione del PrimoNavigatore di Gesstier, ed alcuneversioni dal francese tutte in versosciolto. Ma già lungo corso di anniavendo speso nella pubblica istru-zione richiedeva ed otteneva ripo-so, statuitagli annuale pensionefinché gli durasse la vita. Appres-so fu scelto a presiedere alla pub-blica istruzione , carica che in luifini alli 4 luglio i 83 oquandodopodieci giorni di violento malore futolto a’ suoi ed alla patria che de-solatissima ne rimase. Le sue ese-quie vennero onorate di funebreelogio che apparve anche in istam-pa (i). Ma se Francesco AntonioMonti non si elevò molto dallamediocrità come poeta , come cit-tadino e sacerdote diede mostradelle più belle virtù. Giacché pervivere alla sua famiglia rifiutò iproficui e luminosi incarichi pro-feritigli da Vincenzo Monti in Pa-rigi, in Roma, ed in Milano; sem-pre delle molte sue relazioni a pròdella patria usando: e quindi lapatria non gli fu sconoscente chelunghi anni il volle al magistratosupremo in cui venne in voce dionestissimo ed incorrotto. Al sacro
(i) V. Elogio dell’ab. Francesco An-tonio Monti st nel voi. d’aprile j83odel tìiorn. Arcadico. Roma, per AntonioBoulzaler.
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suo ministero non mancògiammai,e ne’torbidi tempi che tutto sov-versero al cominciare del presentesecolo ei tennesi saldo nella fedeal cospetto di Dio e degli uomini.Francesco Monti non conobbe nòinvidia, nè malignità ; ma sempresi porse altrui placido, sincero, af-fabile, e per cuor buono nulla a sestesso, e tutto agli altri; di una u-rniltà poi cosi profonda, che quasigiungeva all’eccesso.
Gunfr&ncesco Rrmbeui.
PADOVANI ( Antonio ), aprila luce al giorno in Faenza nel-1 ’ anno 1788. Studiò in legge aBologna, e vi coltivò con amore lebelle lettere ed ebbe la stima el’amicizia dello Schiassi, il cele-bre epigrafista. Ancor giovanissi-mo lesse istituzioni civili al Liceodi Sondrio. Indi passò a Como nel-la stessa qualità, e per ultimo allaUniversità di Pavia, come profes-sore di statistica, su di che dettòun trattato che servi, mentre egline tenne la cattedra, di testo allesue lezioni. Dalla cattedra di sta-tistica amò passare a quella di pro-cedura, e la copri insino alla suamorte avvenuta 1’ 11 del mese diagosto dell’anno 1829 nella fre-schissima età di anni quarantuno.Si accinse al volgarizzamento ditutto il corpo delle leggi romane,di cui fu impresso il primo volu-me colla vita di Giustiniano, det-tata da lui con filosofico intendi-mento e con critica severa. Volga-rizzò anche il trattato sulle finan-ze di Atene di Senofonte, impres-so in Pavia, e per quanto si saavea dato cominciamento ancheal volgarizzamento dell’ istoria diTucidide. Dalle quali fatiche sipuò argomentare quanto addentroei sentisse nella greca lingua. Siera accinto pure a compilare uncompiuto trattato di statistica, delquale aveva già pubblicato il pri-mo volume, e ne avrebbe dato trq23