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[Volume primo e volume secondo.]
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ili recar»! a Milano per disegna-re il famoso Cenacolo di Leonardoda Vinci. Appena un qualche ve-stigio n’ era rimasto nel conventodi s. Maria delle Grazie, tuttaviail Matteini , avuto ricorso e allacopia di Marco d’Oggiono esisten-te nel convento di Castellazzo pres-so Milano, e ad accurati studi sud’ altre opere sì di Leonardo chedella sua scsola, (assai prima che ildotto artista Giuseppe Bossi si acci-gnesse a scrivere sul Cenacolo stes-so, ed a condurre a compimento ilquadro che venne poi dal RafFaellidi Roma tradotto in mosaico) taledisegno condusse che apparecchiònella celebre stampa di Morghenun trionfo sopra tutti gli altri inta-gli in rame che di si classica opera siconoscono. Adempiuta questa com-missione recossi alla città di Berga-mo, la quale pine gli somministròmezzi di far conoscere quant’ eglivalesse nell’ arte sua ; se non chescoppiali in que’ giorni i rivolgi-menti politici dell’Italia, egli ven-ne a ripararsi in Venezia . Inna-morò di questa città, la quale di-ventò poi sua patria adottiva, aven-dovi speso tutto il lungo corso rima-nente della sua vita. Durante il reg-gimento Austriaco dell’anno 1804.,per consiglio ed eccitamento dilui venne acquistata la ricca Rac-colta di Gessi della famiglia Far-setti che oggidì decora la R. Ac-cademia veneta di Belle Arti. Du-rante il reggimento de’ Francesidell’anno idoli, egli fu incaricatodella scelta di un locale che riescirdovesse degna reggia da conserva-re i capo-lavori della pittura vene-ziana; ed egli fu che suggerì quellodove ammirasi tuttavia un edilizioclassico del Palladio, S. Maria dellaCarità. Nel susseguente anno «807venne poi eletto egli medesimo aprofessore di pittura di detta R. Ac-cademia, carica che luminosamentesostenne sino alla sua decrepitezza.Non sono che pochissimi i quadri

di sua invenzione dipinti in Ve-nezia, e dopo uno da altare che pas-sò a decorare la chiesa di Conselvonel Padovano, ed uno che serbasinel duomo di Trau in Dalmazia ,niuno valse meglio a far conoscerela perizia di lui nel sapere dar vi-ta alle passioni dell’ animo e ser-barsi fedele al costume, di un qua-dro da cavalletto rappresentante ilCajo Gracco. Non ottenne il Mat-teini fama di esperto nel colorito,ma anche in ciò fu superiore tal-volta a qualche artista di grido,mostrandosi poi molto dotto nellafilosofia dell’ arte, e nella correzio-ne del disegno. Nulla presumendodi sè mai dava a copiare agli alun-ni le opere sue, di maniera che tut-ti sortirono una maniera propria equale era dalla natura loro inspira-ta. Pochi lo superarono nel tradur-re a lapis le opere degli antichimaestri, ed è ben giusta sentenzaquella del chiariss. Antonio DiedoSegretario della Reai Accademia,» che nello opere in cui riducevasi» a fare la semplice parte di tradut-)s tore, scorgeasi una perizia pro-» fonda. Chi copiò com’ egli il Ce-si nacolo di Leonardo, l’Assunta, eìì il s. Pietro martire di Tiziano, et > la Cena di Gio. Bellino? Li co-sì piò penetrando con l’occhio per-ii spicace della scienza nello spiri-si to dell’ originale, c rendendo le>> più arcane bellezze di concettoss ed espressione discernibili appe-si na dai più esercitati, sulle traccej> incerte e sfuggevoli, in ispeciesj del gran Vecellio, sì che si deveii stimare, non copiatore ma inter-ii prete , e quasi indovino dellosi stesso modello n . TSecrolog. delMatteini ). Riuscì felice anche Deldipingere ritratti, sia che fosserograndi al vero , sia che in formapicciola eseguiti con la matita, ag-giugnendo sempre all’esatta rasso-miglianza il più idoneo e gentilmovimento. Ne’quattro lustri chespese in Venezia come precettore