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[Volume primo e volume secondo.]
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topografiche dei cambiamenti av-venuti, e delle opere state eseguitenella regia città di Pavia sullafine del secolo xvm e sul princi-pio del xix insino all' anno i 83 o.Pavia, presso Fusi , i 83 o, in 8. :voltò 1’ arte rettorica da lui det-tata originalmente in italico idio-ma nella lingua latina; e volgariz-zò il commonitorio di s. VincenzoLivinosa accompagnandolo di bre-vi notizie del sunto e da annota-zioni.

]\el 1817 già vedovato della mo-glie da qualche anno , dopo serieriflessioni si rendè sacerdote, ed intale qualità ebbe varie commissio-ni dal vescovo monsignor d’Alle-gre, il quale allora reggeva la dio-cesi di Pavia . Cessò di vivere ilprof. Elia Giardini nel settembredell’anno i 85 a nell’età di anni 79.

Ebbe il Giardini modi gravi edolci : menò vita intemerata e tut-ta ordinata secondo la più austeramorale: giovò a tutti, non nocquead alcuno , e quantunque non sisia distinto per sublimità d’ inge-gno , ebbe nondimeno intellettocolto ed erudito, ed un gusto pur-gato che egli sempre confortò col-la lettura de’classici antichi.

G. Chia.PI’1.

MICHIEL (Giustina), nata ili 5 ottobre del 1755 in Venezia, diAndrea Renier, figlio a Paolo pe-nultimo doge, e di Cecilia Manin,sorella a Lodovico doge ultimo ;avuto a padrino Marco Foscarini,doge egli stesso e fra principali let-terati dell’ età sua; ottenne quantopuò sperarsi di splendore a’ natalie di felice augurio agli studi. Atreanni fu posta nel convento dellecappuccine in Treviso, a nove inuna casa di educazione testò aper-ta in Venezia da una dama france-se. Diciotto fanciulle, patrizie tut-te, allevavarisi in quella casa; mae-stri v’aveano quanti a soda e gen-tile educazione femminile (secon-

do i tempi) potevano credersi ne-cessari. Da indi cominciò la Rr-nier a mostrarsi affezionata aglistudi; da indi con indizii infantilia manifestarsi qual sarebbe poi sta-ta d’animo e d’intelletto. Dall’agoe dalle occupazioni tutto donne-sche si fece vedere aliena fino d’allora; peccato in altra donna, cuila penna non sappia tanto valerequanto tra le dita alla Renier , ola fortuna non abbia , come a lei,conceduto di segregarsi dalle fac-cende più proprie del sesso senzatroppo grave sconcio della dome-stica economia . Oltre le lettere ,principale suo amore , attese allamusica, e molto avanzò nel dise-gno. A vent’anni fu sposata a MarcoAntonio Micbiel, gentiluomo deipiù cospicui, e di là a poco passòa Roma, ove il padre suo risiedevaambasciatore per la Repubblica .Quivi entrò nella conoscenza deiletterati e degli artisti pili insigni,e potè vedere cogli occhi proprique’ resti della grandezza latina,che ad ogni mente , per poco chesi voglia erudita, si fanno presentiper la lettura. Non so chi megliodel veneziano debba arrestarsi acontemplare fruttuosamente quel-le antichità reverende, e a chi pos-sano venire più facili e istruttivi iconfronti : pensiamo poi la Renier,veramente d’animo, s’altramai,veneziana. Un anno soggiornò aRoma, richiamata in patria dal-l’elezione dell’avo Paolo al seggioducale. Ricordare le parti lodevolidi questo principe, che riverberòsull’ estenuata faccia del governoveneto un’avanzo dell’antico splen-dore, sarà opera dello storico degliultimi anni della repubblica; a mebasti notare 1’ amore grandissimoda esso portato alla nipote. Voleva-la seco nelle rappresentazioni del-la sua dignità , com’ è noto , piùche altro rappresentativa, e men-tre profittava della giovanile viva-cità e della moltiplica istruzione