Band 
[Volume primo e volume secondo.]
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delta nipote, piacevasi ch’ella nel-la varia e splendida scena che con-tinuamente le si spiegava dinnanziraffinasse il proprio gusto, e traes-se pratici documenti alla vita. Nel-la conversazione d’illustri forastie-ri si accorse esserle poca la cogni-zione della lingua francese, e ab-bisognarle anche l’inglese; la stu-diò, la fece sua, da poter dare pri-ma all’ Italia traduzioni d’ opereeccellenti . Similmente il trovarsifrequentemente tra’professori del-1’ TJniversità quel tempo che di-morava in Padova , ed era alcunmese ogni anno, la trasse alle scien-ze naturali. Saggiò la geometria ,la fisica, la chimica; diligentemen-te studiò la botanica, ne scrisse, e,perita coni’ era nel disegno e nellapittura, se ne giovò a ritrarre e co-lorire il meglio de’ fiori veduti nel-1’ Orto. Di che sarebbesi impauri-to il suo animo avido di sapere? Nòmanco il bulino le fu intrattabile,e ne ho veduto più di una prova .Arricchita la mente di cognizionisi copiose, e in donna, specialmen-te a que’giorni, sì pellegrine, po-tè di queste circondarsi come diornamento suo proprio , al man-carle del lustro ereditario nellospegnimento della Repubblica .Mutarouo le condizioni di Vene-zia aristocratica, Giustina Michielsi mantenne riverita e veneziana .Anzi allora più quando il serbatosplendore era tutto particolare, ela carità della patria senza speran-ze. N’ebbe a giusto premio di po-ter immaginare e comporre le Fe-ste Veneziane : alto lavoro, e de-gno che in esso la egregia damaoccupasse presso che tutta la re-stante vita. Interrompevasi dal det-tare le Feste per attendere ad al-tre meno importanti scritture , oalla conversazione del meglio deicittadini e de’ forestieri a cui te-neva aperta ogni sera la propriacasa. Lo scapitare notabilmentenell’ udito gli ultimi anni non la

rese meno amica del conversare, omeno arguta nelle risposte ; e ri-mastale offesa per apoplessia partedella faccia, anziché abbattersi dianimo , ne trasse soggetto di gra-ziosi epigrammi sopra sè stessa .Tale visse fino alla notte del sei,vegnente il sette aprile i85a , incui spirò, vinta da punta di petto,dopo brevissima malattia.

Mi fermerò a parlare alquantominutamente dell’ indole e delleopinioni di lei, ultimo serbandoil discorrere degli scritti, perchèin ognuno, ma spezialmente nellaMichiel, conseguenti al tenore del-l’animo e della vita. Isabella Teo-tocchi Albrizzi , che ne scrisse ilritratto per la Strenna del Vallar-di del 1 833, la dipinge d’occhi scin-tillanti di luce sempre serena, ro-sea le labbra abituate nel riso; tut-ta armonia nel corpicciuolo elegan-te , inclinato 1’ultimo tempo conaspetto di attraente benevolenza,anziché di gravoso decadimento.Chi la conobbe ne’ suoi primi an-ni, parole della illustre pittrice te-stò ricordata, non altrimenti ador-no le vide il capo vezzoso che diuna ghirlandetta di rose , la per-sona che di un candido lino. Co-stretta a vestire la pompa matro-nale, non sì tosto le si concedeva ,che : corro a smascherarmi, scia-mava , riprendendo giovialmentele rose ed il lino. Ciò molto beneaffacevasi a quel detto, che trovo inuna delle sue lettere in propositodi una elegante signora: forse cheella s'immaginò , eh' essendo ilgiorno di santa Giustina convenis-se venirm i a far visita in abito dacorte ; ma si dimenticò che /’ abi-to della mia corte e una veste dacamera . Potrebbe credersi chequesta semplicità somma d’abbi-gliamenti le fosse consigliata dal-la conoscenza delle grazie natu-rali alla leggiadra sua personcina,per cui in Roma era detta la ve-nerina veneziana ; ma in perfetto