inaugurazione di essa scrisse i ver-si di una Cantata. Nel 1760 suc-cessore al Dolfin fu Pier AndreaCappello, magnanimo fautore deibegli ingegni, il quale amò assai ilBrognoli, e questi rispose a taleamore con un Poemetto iri ottavarima intitolato la Lode in cui ce-lebra il summentovato Cappello,che voleva pure il Brognoli nonavesse mai da staccarsi dal suo fian-co ; senonchè questi troppo aman-do la patria non vi condiscese. Aquel poemetto furono fatti moltiapplausi dai giornali d’allora. Nel1761 volendo una società di Da-me e Cavalieri rappresentare Sarain Egitto, tragedia del Ringhieri,il Brognoli scrisse un intermezzoscherzoso per musica in cui intro-dusse a favellare la Moda, il Sen-no ed il Capriccio. Nel 1766 perdivertimento carnevalesco fattosiun magnifico torneo, il Brognoliil descrisse con allegra e saporitapoesia in ottava rima, della qualefurono fatte tre edizioni in pochigiorni dallo stampatore GiovanniAl aria Riz.zardi. A quei di ei posetermine al suo lavoro poetico dimaggior polso, cioè al Pregiudizio,poema in ottava rima di dodicicanti,impresso in Brescia nel 176G enello stesso anno anche in Veneziadal Colombani, e tradotto in varielingue. Di quest’opera del Brogno-li scrissero non poche lodi tutti igiornali d’ Italia, ed a vero diremostra da per tutto facoltà inven-trice nello scrittore, bel meccani-smo del verso, e somma facilità diesprimere qualunque idea, talchéci sembra pur male ch’essa giacciaquasi in assoluta dimenticanza,potendo assai dilettare in ognitempo per la polita satira urba-na di che va condita. Nel 1770 iBresciani signori amarono di ritor-nare alle scene, e scelta 1’allorafreschissima Olimpia del Voltaire,fu incaricato il Brognoli di voltar-la nella nostra lingua, locehè ese-
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girl con felicità, ma non però contutta quella eccellenza che sem-brava al Corniani, già benemeritoscrittore di un lungo elogio dellostesso Brognoli. Essendo stato pri-mo nell’animo di lui l’amore del-la patria, volle consecrarle il frut-to de’suoi più maturi studii, e de-scrisse l’ammirabile assedio soste-nuto da Brescia dal i / ( 38 alla finedel i 44 ° contra le armi di FilippoAlaria Visconti guidate da NicolòFortebraccio detto Piccinino: de-scrizione fatta con molta critica emolta esattezza e con istile, seb-bene non purissimo nè somma-mente elevato, pure vivo, anima-to assai. Dappoi compilò gli elogide’ Bresciani illustri per scienze elettere già trapassati, e da lui tut-ti conosciuti di persona, opera incui mostra grande perizia di quel-le e di queste, talché è meritevo-le d’esser letta. Nel 1788 in occa-sione della morte avvenuta delconte Bartolommeo Fenaroli man-dò per le stampe con 1’ elogio diquesto un’ appendice al libro piùsopra annunziato. Anche in pro-vetta età coltivò costantemente lapoesia, e sebbene querulo semprelamentasse della vecchiezza, purenelle sue rime, dirette alla Gris-mondì, lodate assai dal Bettinelli(opere, tomo 21. pag. a 55 edizionedì Venezia 1801) ed in quelle cheandava di continuo leggendo nel-1 ’ Ateneo di Brescia, specialmentenell’ultimo suo poemetto bernescointitolato il Cappello, spiccano do-vunque tratti di mente robusta edi spirito non invecchiato.
Non è maraviglia che uomo ditanta cultura d’ingegno e severis-sima morale facesse le delizie del-la sua città, e che in qualunquecircostanza fosse tenuto sempresiccome migliore il parer suo, chepoi sempre o quasi sempre, qua-lunque sia l’odio de’contempora-nei o la invidia, pure il vero me-rito soverchia quelle passioni, &