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non fioche. E appunto per qual-che sua troppo libera opinione, eper alcuna sentenza del Voltaireda lui a tutt’ uomo sostenuta ven-ne in voce d’irreligioso, ed accu-sato alla inquisizione patì alcuntempo nelle di lei carceri, d’ondefuggì con alcuni amici riparando-si in Toscana , ove quel suo caris-simo, il Zacchiroli, lo introdussenell’amore e nella grazia del Titodel secolo xvm, il granduca Pie-tro Leopoldo. Richiedevalo il pon-tefice , ma 1’ umanità del ducaglielo negò, e dimorossi il Capranel beato cielo toscano finché spa-rita quella nube procellosa, e rac-comodatosi colla inquisizione, tor-nò in patria, ove l’acerba sua mal-dicenza il rendeva sempre malaf-fetto ai concittadini. Si piacquemolto della musica, c nel suonodel (lauto traverso ebbe qualchevalentia; fra lieta società di fi-lodrammatici recitò più volte, esempre con bella lode. Menò inmoglie Benedetta Folegatti ferra-rese da cui non ebbe consolazionedi figli. Rimasto vedovo, grave dianni, ed abbandonato da tut-ti, avvisò partirsi dalla patria incerca di ventura migliore. Narra-si, che la notte precedente il suolasciare la terra nativa serratosi incasa soletto, acceso un gran fuoco,ardesse moltissime carte, la fiam-ma delle quali uscendo altissimadal camino, fece sì che molta gen-te accorresse temendo non si ab-bruciasse la casa. Partissi quindipoverissimo e limosinando si tra-scinò a Roma ove finì di disagionell’ospedale diS. Spirito il gior-no 22 ottobre i^g 3 . Fu egli fran-co ed energico parlatore; pingue,nè molto alto della persona, ma-raviglioso poi nella declamazionede’ suoi versi. Le sventure che gliamareggiarono la vita le derivòsempre dalla invidia e dalla mali-gnità degli uomini, che riputavatutti cattivi: nè mai conobbe, che
la satira e la maldicenza da cuinon si astenne in verun tempo. Fifu questa la sola e vera cagioneche Io fece cadere nell’odio e nellaindignazione dell’universale. Mapur troppo quasi sempre 1’ uomoadulandosi s’ inganna a suo malprò !
Mariano Capra scrisse molto inpoesia, ma poco stampò : lasciandostare varie poesie minori inseritein molte raccolte, abbiamo di luiuna Nolte poetica stampata aFaenza per l’Archi nel 1776, pre-ceduta da una lettera dell’ab. Giu-seppe Compagnoni sull’eloquen-za sacra. Lln poemetto in ottave:La Rocca di Lago incendiata ,(Faenza per L’Archi, 1776) prece-duto da una libera dissertazionesulla poesia, lavoro anch’essa del-1 ’ ah. Giuseppe Compagnoni. SeiNotti poetiche in metri diversi ,sopra vari argomenti ( Cesena pelBiasini, ( 1777) scritte ad imita-zione di Joung, con molto caloree spirito filosòfico. Un canto , PioV[ alle paludi Pontine ( Romapel Salomoni, 1780 ). Ewi chi as-serisce aver egli composto e stam-pato un poema Sul viaggio di PioFI a Vienna , e che portatosi ilCapra a Cesena quando il ponte-fice passava di là, gliel presentò,e cortese accoglienza ebbe da Pio,che promise remunerarne 1* au-tore col governo di qualche luo-go, il che poi non seguì. Noi perònon teniamo certo tutto ciò, e per-chè, per quante indagini abbiamopraticate non è stato possibile tro-vare copia a stampa dì tale poema,e perchè da alcune parole del Ca-pra nella prefazione al canto diPio VI alle paludi Pontine ne pardi raccogliere, che questi versi, enon altri, fossero quelli cli’ei pre-sentò al pontefice. Conservasi ine-dita nella biblioteca trisiana unaNolte poetica dedicata alla santamemoria di Clemente XIV; pres-so il chiarissimo avvocato Luigi