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dello sp irito ond’ era ornato, il vol-lero incaricare del reggimento delComnmc, il che fu l’anno ^769 ,quando* il padre di lui mancava aiviventi ; e quest’ uffizio egli ammi-nistrò con integrità, zelo e giusti-zia. Dovè anche in questa circo-stanza dar sesto agli affari domesti-ci; e posti che gli ebbe in quell’or'dine che meglio per lui si potea,sposò a moglie Caterina Corelli,dalla quale ebbe due figli. Fin quil’aura della fortuna gli era spiratafavorevole : non cosi di poi. Pertutto sonvi di coloro, che si aggra-vano in vedendo altri uomini so-prastarli colle doti dello spirito edel cuore : il perchè fanno d’ ognipotere a trarli nell’ odio dell’ uni-versale o con menzogne o conmotteggi: Russi ne aveva la suabuona parte : e costoro, per un se-greto amaro d’invidia, usarono bef-fe , villanìe e perfino la violenzaverso di un uomo , che si era ren-duto così benemerito alla patriaper opere, senno e lumi: questamala generazione di uomini pro-cacciò di denigrare la sua famaspargendo voci le più assurde, chetrovano pur troppo di leggeri gra-zia presso la minuta gente, la qua-le, violenta, sospettosa, volubile, èsempre parata a lasciarsi trarre làdove scaltre parole la spingono. In-tanto veniva il dì in cui, per usan-za tramandata da’ maggiori, suolsidal magistrato riconfermare persuffragii qualunque maniera d’im-piegati.— Il Sacchi che ben cono-scea le arti inique de’ suoi nimici,non volea mettersi all’ incerto esitode’ voti; ma fu rimosso dal suo pro-posito , e provò avversa fortuna asomma gioia de’suoi contrarii. Co-si un nomo dotto, un fiore di vir-tù, dopo sette anni di esercizio nel-l’arte salutare onoratamente adem-piuto , dovè sofferire quest’ onta.JN’ ebbe però ricorso al cardinale[Vitaliano Borromeo, il quale, do-po conosciuta la cosa, annullò l’at-
to di quel consiglio, e lo rimisenelle sue funzioni. Non per que-sto cessò di essere scopo alla mal-nata invidia, chè anzi questa seguìpiù che mai a gridargli incontra.Veggendo egli non esser possibiledi rinsavire quelle stemperate men-ti, fatte con seco le ragioni, spon-taneamente l’anno 1776 si ritiròdall’ uffizi^ non solo, ma abbando-nò il natale suolo , e si riparò aFaenza, ove prese per sè e i suoistanza e domicilio. Quivi intese al-l’arte , alla educazione del rima-stogli figlio, alle lettere. I Faen-tini, fra qua;nti son popoli nell’E-milia, accoppiano a molta umanitàmolto amore di sapere ; e hanno lagloria di aviere avuti in ogni etàuomini di chiara fama. Egli è per-ciò che lo gradirono, e 1’ ebbonomai sempre in quel conto che me-ritava. Scrisse non poche memorieche trovansi stampate nelle effeme-ridi veneziane, e che discorronotutte di materie mediche. Ivi conchiarezza espone tutto che gli eraavvenuto di osservare, tratta pre-cipuamente delle malattie, del mo-do di curarle e della forza de’ me-dicamenti.
Ebbe molti amici, fra’ quali te-neano non ultimo luogo il Becca-ri, l’Azzo-Guido, il Bianchi : que-sti gl’ intitolava alcune sue scrittu-re. Matteo Zacchiroli ìmolese, uo-mo di lettere, e chiaro in medici-na, gl’ indirigeva una lunga episto-la il i4di ottobre del 1787, che vapiena di ogni maniera di dottrinain cose mediche, epistola che furenduta di pubblica ragione f an-no 1793 per li tipi del seminariod’Imola.
Del 1777 a spese di Pietro Bc-nini furono ristampate, per li tipiBenedetti faentino , le memoriemediche, di che avemmo discorso,e vennero intitolate al magistratomunicipale di Faenza. Molte altrecose lasciò inedite, fra le quali alcu-ni frammenti di un ragionamento