intorno al governo conveniente adonne gravide, onde nascano figliforti e robusti.
I suoi costumi furono specchia-ti : per fede e liberalità a niuno fusecondo ; lo prova aver egli spon-taneamente restituita una scrittaad un suo zio materno, GaspareVaccolini, con che questi gli dona-va tutto il suo avere, perchè seppedolersene il vecchio, la cui tardaetà lo mettea in ristrettezze. Nonmancò mai al debito di buon citta-dino ; consegnò all’oblìo le patiteingiurie ; non ispregiò mai perso-na ; amò la religione de’suoi mag-giori, nel cui seno spirava il i4 disettembre dell’anno Riposa-
no i suoi resti mortali nella chiesadi S. Domenico in Faenza, in unsepolcro eh’ egli a sè e a’ suoi ap-parecchiava.
Giuseppe M. Bozon.
CANTONI ( Andrea ) , trassei natali in Lavezzola a’dì 18 ago-sto i ^90 da Giovanni Cantoni, e daMaria Zanatti famiglia benestanteed onesta, siccome quella che ave-va grado di parentela con monsig.Antonio Cantoni arcivescovo diRavenna. In patria, in Conselice,in Lugo, in Imola applicò il gio-vinetto Andrea il suo vivacissimoingegno alle lettere , e vi riuscì abene. Appresso lasciò la teologia egli abiti clericali per istudiare leleggi in Bologna, nelle quali ebbegrado di bacelliere e licenziato ,non di dottore, per alcune sue par-ticolari circostanze, per cui non siapplicò ancora mai all’ esercizioforense. Le amene lettere coltivòsempre, e scrisse molte poesie inistile facile e chiaro sapendo esse-re or leggiadro, or gravissimo, se-condo i varii argomenti, e dilet-tandosi molto d’introdurre nellesue rime luoghi scritturali e disanti Padri. Ei non si conobbeperò della purezza del volgar no-stro, nè fu molto forte nel latino.
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Fu maestro di gramatiche nel li-ceo Trisi di Lugo, dal quale inca-rico dovè ritirarsi, perchè vi sonopur troppo nel mondo alcuni, che,sebbene poveri d’ingegno, pureavendo fama di sapienti, e temen-do il vicino confronto di qualun-que possa offuscare o sorpassare laloro estimazione, usano d’ogni ma-la arte per perderli. Andrea Can-toni fu vittiina di questi vili, maegli non conobbe giammai nè in-vidia, nè frode, cbè anzi fu uomolealissimo e sincerissimo. Torna-to alla patria, ivi pure istruiva gio-vanetti, e a soccorso di predicatoridi poche lettere scriveva predichee panegirici lodati. Nelle letterefamiliari valse in modo da meri-tarsi le lodi di Vincenzo Monti.Tradusse in varii metri e non in-felicemente la Bucolica di Virgi-lio, un’opera importante filosoficadal francese, entrambe le quali sisono smarrite. Scrisse non pocheliriche, alcune delle quali pregevo-li. Fu maestro di belle lettere nel-le Alfonsine ove ammalò di fierainfiammazione di gola, nè aven-dosi cura, trasportato alla casa pa-terna, morì poche ore dopo il suoarrivo a’6 di agosto 1828. Fu ilCantoni piccolo della persona, ila-re e faceto al continuo e di cuoreaffettuosissimo. Non curò vestirecon lusso, ma piìi presto notossi ditrasandato e di sordido. Amò le o-neste e liete conversazioni , nèquasi mai si mostrò adirato, te-nendo sempre ugual carattere inogni evento. Tale fu Andrea Can-toni, bello e svegliato ingegno percerto : che se a quello avesse ac-coppiato profondo e continuo stu-dio , ed esercizio non intermessodi scrivere, avrebbe forse aggua-gliata la lode de’sommi, e se orvive nelle bocche e ne’cuori dipochi amici, vivrebbe immortal-mente ne’suoi scritti e nella famadi tutti gl’ Italiani.
Gianfrancesco Kambblu.