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dottrina colle armi della logicaspeculativa e col lusso della erudi-zione. Si fece a mostrare per lavia della nuda esperienza che l’ar-te di medicare, come tutte le artiempiriche, non ammette argo-menti e principii a priori , e poneogni suo fondamento nella specia-le considerazione de’ fatti, e nel-l’ordinamento logico delle loroconseguenze. Con queste massimeegli pose le basi di sua scuola, ediremo ancora di sua celebrità edi sua fortuna. L’infiammazionefu l’elemento morboso , eh’ egliprese a studiare con maggior im-pegno, e con non minore successo.Coi fatti massimi dedotti dai maliinfiammatorii, e dal metodo eh’ e-gli adoperava per curarli, mettevain evidenza gli errori ed i sofismiche esagitavano le menti de’mediciseguaci di Brown. Cominciò col di-mostrare come le umane infermi-tà più assai di frequente dipendes-sero da flogosi , che non da altralesione organico-vitale ; indi inse-gnò che questa flogosi deve consi-derarsi identica in tutte le sue fa-si , in tutti i tessuti, in tutti gliorgani. Dalle quali premesse eglitraeva poi la necessità del salassare( chè 1 ’ astenia nella infiammazio-ne era per lui un assurdo ), e fis-sava per essa l’importanza di pro-gredire col salasso fino a totale e-stinzione della flogosi. Perocchéove ardesse flogistico incendio egliravvisava un conato all’ alterazio-ne organica della parte, e giudica-va della massima importanza diopporvisi e di soffocarlo. Nè la ir-regolarità de’sintomi e del corsodel male, o la prossimità degli esi-ti, nò le apparenze della debolez-za e della gracilità , nè le condi-zioni dell’ età, del sesso e de’ tem-peramenti deviavanlo dal divisatometodo curativo - a queste circo-stanze appoggiava soltanto il cri-terio per serbar modo e misera.Bastava eh’ egli riscontrasse i ca-
ratteri della febbre sinoca, per di-chiarare flogistica l’indole del ma-le, quantunque non apparisse laspeciale sede del processo morboso.E perchè conosceva i risalti dellecroniche malattie, e perchè sapevanon potersi determinare la duratadella flogosi, e perchè temeva tan-to i subdoli processi insidiatoridell’organismo, soleva profondereil salasso anche ne’mali di lungadata , di lento corso e di dubbianatura. Forse da questo lato avràtalvolta varcato a limiti di unagiusta misura ; ma come preser-varsi dalla seduzione, laddove l’a-nimo gode tanto ne’ prosperi suc-cessi? La pratica si fondatamenteavventurosa nella moltiplicità deicasi, poteva portarlo a soverchiafiducia ne’mezzi co’quali egli a-doperava. Non si creda per ciò,eh’ egli fosse sì esagerato nell’ usodella lancetta da non sentir l’ob-bligo di andar cauto in tanto ne-gozio. Quando si rifletta, che so-pra 144 peripueumonici (i ), 24 sol-tanto furono i casi in cui egli ol-trepassò il decimo salasso, e neglialtri, per calcolo adequato, appenatalvolta procedette oltre 1 ’ ottavo,nessuno vorrà, crediamo noi, af-fibbiare a Locatclli quella ardi-mentosa attività di trattamento ,che vediamo venire più che maia talento di coloro che non sannoarrestarsi finché non ahbian resoesangue l’infermo ed agli ultimitermini di sua vita. Può ben rico-noscersi in Locatelli l’antesignanodella scuola flogistica d’Italia, manon il promotore della intempe-rante maniera di cacciar fin all’ul-tima stilla di sangue.
Nella sua pratica confidava a-dunque primieramente nel salas-so, indi nelle sanguisughe, che persolito non soleva impiegare chedopo aver attutito 1 ’ urto sangui-gno colla lancetta. Poneva nessuna
(1) Vedi Annali Universali tomo 17.