Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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fiducia nella revulsione brussesia-ua, perocchéprofessaudorunità ec-citabilistica alla maniera de’ brow-niani, non sapeva convincersi cheuna parte dell’organismo potessemettersi in contraddizione col tut-to. Non pertanto ricorreva di buonanimo agli emuntorii, ove mirassealla cura profilattica, od a risolverequegli esiti della flogosi, che po-tessero ancora sentire la beneficainfluenza de’medici presi dii. Sem-plicissima era la terapia cui davaegli mano: nessun farmaco figura-va nelle sue ricette che desse ap-pena a sospettar azioue di dubbioevento. Non era si facile a piegarea nuove formole: non deprezza-vate però quando erano consentitedalla scienza e dalla buona espe-rienza. Egli nudriva vera ripu-gnanza pei medicamenti irritanti,stimolanti, od eccitanti: forse ap-pena ne* casi estremi scese a ten-tare si fatti presidii, ed anche glistessi tonici venivano per lui ado-perati con somma circospezione eparsimonia. Clic se intendeva arifocillare 1 infermo, amava assaimeglio di affidarlo al regime nu-triente , che non agli artificiosipresidii della farmacia. A tal uoposapeva anche giovarsi dell’igienecol più fino accorgimento. Ai fau-tori della medicina aspettativa, checriticar volessero la sua attività dimedicare, opponeva il confrontodelle storie di Ippocrale con quel-le di sua pratica. j> Allorché sopra» l\i ammalati di sinoca , diceva» egli, de’quali Ippocrale ci ha la-55 sciato dettagliata la storia ne’li-55 bri primo e terzo delle malattie55 popolari, trovo che 25 sono mor-55 ti e i y guariti, non so dare la!» preferenza alla medicina ippo-55 cratica sopra quella che sa ope-55 rare efficacemente in tempo op-55 portano, e di cento ammalati di55 tale conio ne salva qo »

Locateli» accostava 1 ’ infermocon aria disinvolta e con singolare

interessamento carezzevole che glivalevano hen tosto la piena confi-denza dei medesimo. Presto nellesue visite e laconico nelle sue do-mande, non lasciava però di pene-trare ne’più minuti bisogni del suoammalato con quel tatto , che gliaveva formato il lungo uso degliuomiui e delle cose. Possedeva iugrado eminente il talento diagno-stico, prerogativa innata, che for-ma la base della perizia del medi-co. Nel fissare la diagnosi, appog-giava singolarmente su le cause ,su l’indole del processo morbosoe su le conseguenze che potesseroavvenire; da questi elementi trae-va poi le sue ispirazioni pel pro-nostico. E il pronostico di Loca-telli poteva ben dirsi un fatto ve-duto in lontananza, perchè di ra-do mancava di avverarsi. La suaperizia erasi elevata in tanto onorein Milano, che ben fu raro il casodi grave infermità tra le personeagiate od elevate in grado, nel qua-le egli non fosse chiamato ad in-tervenire come preside della cura,od almeno a consulto. E fu appun-to ne’ medici congressi che si videquanto primeggiasse la gigantescadi lui riputazione. Ben di radotrovò fra i colleghi chi si op-ponesse a’suoi consigli, perocchéanche laddove la sentenza di luinon lasciasse 1 ’ animo pienamenteconvinto, il prestigio che ispiravala sua pratica ed il suo straordina-rio valore toglievano l’ardimenlodi combatterla. Il suo genio il trae-va alla positività più che alla spe-culazione.

Con quello squisitissimo criteriodi cui era dotato andava per lecorte, e coglieva con maravigliosaprontezza il carattere fondamen-tale del male, o la invincibile dif-ficoltà della investigazione. Parevatalvolta che ci fosse inspirato daquell’ istinto pratico , da quellaintuizione inesplicabile, che (issai timori e lo speranze a quasi