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determinati destini. Egli era unodi quei rari medici sanatori , chesenza darsi vanto di taumaturghi,possono conscienziosamente citarela loro personale esperienza e leproprie opinioni. Eppure nel con-sulto, modesto come fu sempre eforse troppo, poneva in bilancia isuoi pensieri e le sue riflessioni,senza animo o pretensione di sof-focare la voce di chicchessia. Nonsoleva persino esternare la sua di-sapprovazione se non colla reti-cenza o coll’assoluto silenzio.
Non sapremmo ben dire se ainostri giorni vivesse in Italia altromedico che tutta avesse a sè rivol-ta la confidenza di una popolazio-ne così numerosa come quella diMilano. Egli fu l’arbitro della ri-putazione de’suoi colleghi, eppurenon si dà esempio che alcuno ca-desse per lui nel disfavore del suoammalato. Abboniva le brighe dimestiere, la simulazione e la mal-dicenza , quanto era alieno dalcompiacersi per adulazione o ser-vilità altrui.
Locatelli evitava lo sfarzo dellaerudizione ed il lusso della scienza,ma era colto in ogni ramo di utilicognizioni. Possedeva varie lin-gue, e trattava il discorso con gar-bo e con lucidissimo ordine di i-dee : poche di lui parole spesso si-gnificavano profondi e splendidipensieri. Benché non si spingessea celebrità per fama di scienziatoo di riformatore, salì in rinoman-za di grande pratico per tutta Ita-lia , ed anche nelle regioni oltre-montane. Infinita era perciò laturba di malati che ricorrevanoa lui come ad ancora di salute ;quindi aveva numerati i momentidel giorno per le faccende diprofessione, senza che a sè riser-basse mai un’ ora di passatempo.Era veramente bello il vedere que-sto venerando vegliardo, grave delsuo ottantesimo anno, percorrereda mattina a sera tutta la città con
passo misurato c sicuro, senza chealcuno potesse mai, se non nei casidi urgenza, fargli accettare il soc-corso di un coechio! Pensava, eben a ragione, che l’esercizio del-le gambe e del sistema locomotorevalesse a tenergli confortata lamente, ed a riposargli il pensiero:il felice suo organismo prestavasia tanta fatica , e serbavalo difesodal nocumento delle intemperieatmosferiche. Questa sua esempla-re costanza negli ufficii di profes-sione la conservò con tutto il fer-vore fino all’ ultimo periodo divita; ma, quel che è più, ei man-tenne ugual forza e serenità dimente per disimpegnarli con sem-pre uguale alacrità e fortuna.
Egli fu vedovo due volte. Dallaprima consorte ebbe prole difetto-sa ed infermiccia, che non potè so-pravvivere ai danni di una orga-nizzazione viziata e deforme: collaseconda gustò lungamente la pacedomestica e coniugale. Siccome anessun mortale è concesso su que-sta terra uno stato pienamente fa-vorito dalla fortuna, Locatelli eb-be pure la sua parte di traversie ;ma non servirono esse che a farrisplendere la calma e filosoficavigorìa dell’ animo suo. Tuttavial’esistenza di lui decorse quantopoteva desiderarsi avventurosa ncl-I’ umana società. Oltre alle distin-zioni ed agli onori cui fu chiama-to al primo suo apparire su la sce-na del gran mondo, ebbe anchenel cessato regno d’Italia la cari-ca di medico di corte, fu insignitodell’ ordine della corona ferrea ,fu membro di varie scientificheaccademie. E do ve va n poi renderloancora tnaggiormente felice le nonmai interrotte dimostrazioni diillimitata fiducia e di altissima sti-ma, che per cinquant’anni ogniclasse di persone gareggiò di tri-butargli. Munito de’soccorsi dellareligione, il cav. Locatelli, dopopenosissima malattia, scendeva