nella tomba seco portando 1* uni-versale compianto, lasciando di sèmemoria qual mai può dirsi caraed indelebile (i).
De Filippi.
MORELLI ( Cosimo ). Nellacittà che fu patria e diede nomead Innocenzo , pittore di immor-tale fama, nacque intorno l’anno17^2 Cosimo da Domenico Morel-li, oriondo di Torricella nel can-tone del Ticino, e da VittoriaConti imolese, E bene il luogonatale di lui fu per avventura ca-gione che V A Ideili nel Diziona-rio degli illustri Ticinesi impres-so in Lugano il 1807, erronea-mente affermasse essere colà natoanche Cosimo. Ebbe Domenicolode di abile architetto, ed in I-mola , ove da Torricella venne astabilirsi , fu autore di fabbricheapplaudite ; ma le opere architet-toniche di Cosimo corrisposero aivivaci spiriti ed al vasto immagi-nare ond’ era la mente di lui in-formata. La geometria, cui in etàancor giovane intese, insegnatoreil suo concittadino padre Vincen-zo Savini gesuita, uomo nelle ma-tematiche scienze dottissimo, glifu di bel giovamento per ascende-re a’ più elevati studi dell’ archi-tettura} le cui teoriche regole benapprese, ed alla pratica gl’ inse-gnamenti applicati , mercè delpro-zio Domenico Trifogli ( il qua-le fermò pure stanza in Imola, elasciò quivi monumenti di archi-tettore reputatissimo) Gioan CarloBandi, allora vescovo di quellacittà, poi cardinale , gli commiseil disegno per ricostruire la catte-drale. Questo disegno pertantoche egli recò a Roma, meritò diessere dal chiarissimo marcheseTeodoli, e da altri de’ più famosiarchitetti di quella capitale gran-fi) Questo articolo è tratto dalla Bi-blioteca Italiana. Marzo, i 836 .
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demente commendato. E comun-que si cangiasse idea nella fabbri-ca e fosse d’uopo riformarlo, ven-ne l’opera con tal maestria dalMorelli compita, che n’ebbe lode,la quale gli durerà pur sempre,di valentissimo artista. A Romaconobbe egli il prelato Giovan An-gelo Braschi, nipote del vescovoBandi, che fu dappoi tesorieregenerale della camera , e quindicardinale e pontefice col nome diPio VI. Nel quale il Morelli, a-menissimo com’ era del tratto, le-pido ed arguto di modi, e animosoe felice imprenditore , trovò tostograzia e dilezione. Potè però intale scontro, ed in altri, che moltifurono, ne’quali visitò quella sedeavventurosa dei prodigi di artedella Grecia e del Lazio, cono-scerne le riposte bellezze, e trarprofitto da quegli esempi magna-nimi della greca e romana sapien-za. Di che sono prova apertissimai templi, i teatri, i palazzi, e quan-ti altri grandiosi edifizii disegnòe compì egli, non che in patriaed in più illustri città, nella stessaRoma. Salito nel febbraio 177$ altrono pontificio Pio VI, un lumi-noso campo si aperse a Cosimo dionore e di fama : che non appenaito innanzi al principe, di suamano il decorò, e gli diè breve dicavaliere dello sperone d’oro, enominatolo architetto di Cesenasua patria, a lui commise il dise-gno della cattedrale e di una pub-blica biblioteca in quella città, ovepure fu uno de’ triumviri dellaColonia Aborigene col nome acca-demico di Jofonio Acheo. E finchédurò il regno ( che prima dellavita malauguratamente finì ) diquesto immortale pontefice , me-cenate generoso di ogni bell’arte,ebbe dalla munificenza di lui quel-l’incoraggiamento, e fu sovvenutodi que’favori, senza che nè hannogl’ ingegni campo a far mostra disè, nè vengono in fama gli artisti