e mostrano come egli avesse men-te presta a trar partito da difficililocalità a giudiziosi ripieghi.
Molti altri disegni applauditis-simi lasciò onde migliorare il co-modo e prosperare F ornato dellacittà d’Imola; e pur altre operedi alto grido , fra le quali meritadi essere espressamente ricordataquella del ponte Aderyin Irlanda,c il meccanismo ideato per ese-guirlo in legno in uno stretto dimare per la lunghezza di palmiduecento; e questi disegni, chevidero in gran parte la pubblicaluce, alla fama del Morelli nuovodecoro procacciarono. Per quantofinalmente tocca il morale di que-sto chiarissimo artista , fu eglispecchio di generoso animo nella"prospera fortuna, siccome di saldoc costante nelle sventure: perchèsul finire della vita la ruota volu-bile del destino di estrema rovinail percosse quando gli tolse il frut-to di quegli odorati acquisti, deiquali erasi fatto ricco patrimonio.Fu esempio di ottimo costume ;nò per frutto di vile adulazionecerto gli vennero i favori, ma perla lealtà de’modi onde il vero con-fermava, e pel vero merito di cuiera fornito. Finì di tormentosa pa-ralisi in Imola il febbraio 1812, ela perdita di lui destò compiantonel pubblico ; il quale esternò laricordanza dell’ illustre cittadinocon epigrafe sculta in marmo nel-la chiesa cattedrale, mentre la pa-tria storia, e la Biografia di illu-stri Imolesi ne onorarono la caramemoria : la quale vive e vivràlungamente ne’ posteri come ditale che, formatosi sulle orme deimigliori al buon gusto dell’ arte ,e con le opere il genio e il sapereconfermato, ben merita aver postofra i più lodati architetti dell’ etàsua.
Tiberio Pironi.
i83
GALLICI ( Stefano ). Nacquein Venezia il 22 marzo 1 ^ 56 , diGirolamo Gailini, ch’esercitava nelforo veneto la professione di solle-citatore, o, come dicevasi, interve-niente ; e di Angela Soffietti, di-scendente da una di quelle fami-glie , che sul fine del secolo xvnspatriarono dall’ isola di Scio cadu-ta in mano de’ Turchi, e si rifu-giarono in Santa Maura, quindi inqueste provincie.
Oltrepassato di mezzo anno l’ot-tavo, entrò convittore nel semina-rio ducale di S. Nicolò di Castello,diretto dai PP. Somaschi, e quivistette fmo a compiervi il primo an-no degli studi filosofici. Disegnan-do di dedicarsi alla medicina, dac-ché Tommaso, fratello che gli eramaggiore di dieci anni, aveva pre-so il cammino del foro , fece pas-saggio, l’anno scolastico >771-72,all’Università di Padova a termi-nare il corso filosofico. La fisica,come tutti gli altri rami d’inse-gnamento, aveva allora nella Uni-versità due professori cui seguiva-no nello'studio biennale gli allie-vi. Il Benedettino Colombo, e ilSomasco Barbarigo erano i due diquel tempo; al Galiini toccò il So-masco. Questi parteggiava per lavecchia dottrina cartesiana , doveF altro era neutoniano. 11 Galiinimeglio, come confessava egli stes-so, a prova d’ingegno che per pro-prio convincimento, si mostrò cal-do propugnatore della dottrina car-tesiana , e il fece con tanto sapereche il Colombo amò di conosceree d’intrattenersi a colloquio col gio-vinetto avversario. Ma la mitezzadell’animo non era minore nel Gai-lini all’alacrità dell’ingegno, e ilColombo non seppe che rimanersiammirato e contento di lui.
Dagli studi filosofici venne a que’della medicina. Ebbe a professorenella teorica il celebre Marc’Anto-nio Caldani, e nella pratica ilBer-tossi. V’ avea inoltre a certi mesi Io