i filosofici o modici noli’ Univer-sità. Ebbe quivi opportunità distringersi d’ amicizia col celebreScarpa. Nel 1771 ottenne la lau-rea medica, ma scompagnata dagliemolumenti che ne sperano la piùparte di quelli che si affaticano aconseguirla. Vedendosi passare in-fruttuosa la giovinezza, nè avendoavuto dalla fortuna di che rima-nersi contonto nell’ozio, si pose aiservigi del libraio Carlo Scapin la-vorando per qualche guadagno ne’cataloghi della sua biblioteca. Uneguale servigio prestò, egualmenteper un qualche guadagno, ai con-ti Polcastro. Nel 1770 dalla priva-ta passò alla pubblica biblioteca,di cui attese, per superiore coman-do, a copiare dal vecchio catalogoun nuovo, se non altro più schiet-to di sgorbi che non fosse quello.Un intero volume,che comprendele due lettere A, B, e si conservatuttavia nella biblioteca, è lavorodelle sue mani. Nel 1791 venneeletto a bibliotecario, nella qualcarica si mantenne lino al 179L Inquesto mezzo aveva cominciato adesercitare la medicina con felicitàdi riuscimetito proporzionata allemalagevolezze con cui aveva avutoprincipio la sua carriera. Fu inbreve medico ricercato di moltefra lo più illustri famiglie. Nonper questo invaniva del suo sape-re o della fortuna che gli si mostra-va favorevole, usando anzi dire fre-quentemente : Medicum oportetesse fortunatum , et incidere inaegros non morituros. Che chene sia, tanto che al Bonato bastòla vita, non mai gli venne meno lalama di medico esperto e assiduooltremodo nella cura de’ suoi ma-lati. Bino dal 1775 pubblicò tra-sportato in Italiano un opuscolet-to : Sul modo di guarire la Tenia.Si associò alla commissione medi-ca dell’ Università nella pubblica-zione delle Osservazioni sopra ifunghi mangerecci. Nel 1791 at-
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tose all’edizione delle dissertazio-ni dei celebre Giulio Pontedera,che si eseguiva nella tipografia delSeminario di Padova, e porta ilsuo nome la prefazione che sta infronte all’ opera. Ha pure il suonome una lettera latina assai bellacon cui tende a ritrattare l’errorenel quale era incorso pubblicandosiccome nuova la Lopera racemo-sa, o Cosmus bipennalus, già pub-blicata e descritta anteriormentedal Cavanilies. Nel 1.793 si trovaaver egli atteso ad illustrare la Pi-saura aulomorpha. Al termine del17<)i fu nominato a succedere albenemerito botanico Marsili nellacattedra, e da tale uffizio non sitolse che, ottenuta la sua giubila-zione, un anno prima della suamorte. Lo colse questa, godente ditranquilla e agiata vecchiaia, il 21giugno prossimo passato dopo bre-ve malattia. Oltre la riputazio-ne di medico esperimentatissimo,possedeva quella ancora di botani-co illustre. Il Vildenovio, profes-sore a Berlino, intitolò, in onoredel botanico padovano, Bonateaspeciosa, una pianta del Capo diBuona Speranza. Dietro le trac-eie del Marsili continuò nella di-sposizione delle piante dell’ ortodell’ Università, secondo l’ordineLinneano . Aggiungendo quelliche gli venne latto raccogliere eglistesso ai libri raccolti in preven-zione dal suo predecessore Marsi-li, ne compose una ricca ed elettabiblioteca, cui, vivente ancora,legò ai professori di botanica chegli sarebbero succeduti perchè sene giovassero ne’ loro studi. Que-sto legato gli meritò d’essere insi-gnito della corona di ferro, di cuifu eletto cavaliere nel i 835 , l’an-no stesso della sua giubilazione.All’ enumerazione dei lavori let-terari del Bonato va aggiunto l’e-logio del Michieli, institutore dcl-1 ’ orto botanico in Padova : il Bo-nato lesse quest’ elogio quando fu