TEMPIO ( Domenico), celebrepoeta siciliano , stimato molto inCatania sua patria , ed apprezza-to generalmente in Sicilia per larobustezza de’ suoi versi, e la vi-vacità della fantasia. Le sue operefurono pubblicate a Catania neli8i4 in 5 voi. in 4 ri 0 contengonoun gran numero di composizionidiverse , fra le quali distinguonsiun’ Ode saffica sulla necessità , iDialoghi de’ Numi, la Morugghia-reide, poemetto incompiuto, unDitirambo, le Favolette e le Ana-creontiche. Lasciò inedito un poe-ma eroi-comico, intitolato La Ca-restia in 20 canti. Cessò di viverea’ 4 febbraio del 1821 d’anni no,essendo nato nel i ^ 5 1.
Agatino Longo.
ERIONI ( Cesare) , di Fermo,nacque di Gregorio e d’ AgneseErio ni, patrizi di detta città : col-tivò le belle lettere, ma esclusiva-mente si dette poi allo studio del-la romana giurisprudenza. Fu inltoma aiutante di studio di mon-signor Olivazio Uditore di Rota efurono scritte da lui le bello e dot-te decisioni che si conoscono sottoil nome collettivo di Coram Oli-vatio, delle quali nel settimo tomoleggonsi inseriti alcuni voti deci-sivi dottamente estesi pure dil-l’Erioni. Nel idoG pubblicò in pa-tria nella tipografia di Pallade trevaiumidi Orazioni delle quali sonoquesti i principali argomenti: Lasingolarità dell'ingegno degna dicoltura negli spiriti generosi :L'ozio discretamente usato utile enecessario all' uomo di lettere :La tranquillità della Lilla : Lautilità dell'agricoltura : Come gliuomini penetrassero nell' Ameri-ca : L'educazione della gioventù :Sulla pubblica ragione : Sui re~litti del mare Adriatico -. Sul Na-tale, sulla Passione, sull' Assun-zione della B. V. Due orazioni fu-nebri, Una panegirica accademi-VOL. III.
ca. Tutte queste furono da luiscritte in lingua italiana: e vuolgiustizia che si osservi trovarsi inesse diletto di quella purezza difavella e di stile contro cui pecca-rono quasi tutti gli scrittori delsuo secolo. Lo che non potreb-be dirsi di Quattro orazioni perlauree dottorali, una funebre, duepanegiriche, tre filologiche, edun dialogo Sulla retta ragione esulle scienze derivate dai Greci,che dettò in elegante latino, c chesi contengono nel terzo de’volumisovraccennati. Morì sessagenarionella sua patria il ìqgenn.del i8ol>.
Giuseppe Fhacassetti.
POLI ( Saverio), fisico, na-cque in Molfetta il aq ottobretq/ftì da Vitangelo, ed EleonoraGorleo : ebbe i principii di uma-ne lettere alle scuole del Gesù :nel Seminario poi ebbe il boredell’ eloquenza e le filosofiche ematematiche dottrine, e pose l’a-nimo alla teologia. Per ripetutiattacchi di emottisi gli convenneabbandonare quel soggiorno , esi recò nel i ^05 a Padova : in quel-la università borente tra le itali-che si applicò allo cose della fisica,della botanica, dell’anatomia, del-la medicina. Tornato a Napoli del1770 fu volontà do’suoi, che tuttosi desse alla scienza d’Ippocrate, esi ridusse a casa ; ma fu più saviavolontà del principe, che non ri-manesse nell oscurità ; bensì fossemaestro di storia e geograba mili-tare nell’ accademia del battaglio-ne de’ cadetti : di che, pubblicatele prime lezioni, ebbe di vestire1’ uniforme militare, ed onorevolediploma. Coltivando con amoregli studi della natura, meritò diessere prescelto a fornire di mac-chine e di strumenti d’ ogni ma-niera l’accademia militare. Perchècorse non invano l’Italia, 1 ’ Alio—magna, l’Olanda, f Inghilterra ela Francia: c strinse amicizia cogli1 2