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[Volume terzo e volume quatro.]
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AMATI (Giroi, amo). Savignnnodi Romagna gli fu patria', dovenacque il giorno i 5 di giugno dei-ranno f] 68 , primogenito del dot-tore Pasquale Amati, uomo di bel-la fama nelle lettere (1). Questopadre amoroso e sapiente tolse eglistesso ad istruire il suo figliuolonelle buone lettere ; che era comedargli una seconda vita e quasi dis-si migliore. La volonterosa e per-fetta indole che sortito aveva dallanatura, e 1’ aureo metodo del suogenitore, ornarono la fanciullezzadell’Amati di quei frutti, che neipiù appariscono solo, e non sem-pre , nella inoltrata adolescenza.Imperciocché toccato appena il set-timo anno, già spaziava liberamen-te sui prosatori e sui più difficilipoetilatini.Questa immaturità d’in-gegno, in cui si vedeva sorgere unaviva e certa speranza della futuradottrina del fanciullo , lo rese ac-cetto a Pietro Borghesi. Non sola-mente era questi uno dei più co-spicui e maggiori uomini del luo-go; ma fioriva nella lode di numi-smatico eccellente: lode che Bar-tolommeo Borghesi suo figlio hapoi in sè tanto accresciuta, eh’eitiene oggi in Italia il principato diquesti difficili e gravissimi studi.Apriva il Borghesi il dovizioso suomedagliere, additando all’ Amati iproprii e particolari caratteri, e ibelli e molti pregi delle antichemonete . Lo donava ancora di al-quante di esse, e dei libri ne’ qua-li si espongono l’uso e la prestanzadi tali monumenti. Le opere vera-mente classiche di monsignor Gae-tano Marini, Trina dei Monumen-ti Albani, l’altra degli Arvali, glifurono occasione di volger l’animoalla lapidaria. Ripiene com’elle so-no della più scelta erudizione , e

(i) 4 lui si deve la collezione pesa-rese de'classici latini, e, fra le altre co-se , la dissertazione più volte stampataDe restituitone purpurarum.

di molta dovizia di squisite ricer-che, rapirono T animo dell’ Amati,che poi già provetto e pieno di unasomma antprità in quella scienza,sentenziava: essere elle l' arma-mentario massimo della lapidaria.

1? ammirabile a dire come inquesto mezzo senza l’aiuto di al-cuno, ad emulazione di Lorenzo eLuio-i Vallicelli amici suoi di ina»-

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giore età , si fregiasse cieli’ orna-mento delle greche lettere. Gli eraal tempo stesso come un giuoco loimparare T idioma francese: e que-sto fece sopra certi libri di quellalingua, ne’quali si avvenne , nonne avendo nè men la grammatica.Fu ancora presodi qualche vaghez-za per le ricerche di litologia; e inalcuni mesi che passò fra le balzedel monte Feltro, vi ricolse petri-ficazioni, minerali e testacei, fra iquali ne trovò anche di quelli chemancavano nelle migliori nomen-clature.

Era Tanno 1786, ed eì toccavaquello diciottesimo della sua età ,quando il padre venne chiamato aleggere pubblicamente in Ferrara,nella pontificia università allora fio-rentissima , il giuspubblico e lepandette. Si trovò così in una dot-ta e gentile città dove le bibliote-che, tornite di classici e di dovi-ziosa suppellettile di buoni libri ,gli offrivano un campo desideratis-simo di nuove ricerche. Vi era in-oltre una collezione dì antichimarmi , e una nobilissima seriedelle italiane monete del medio evo.Sebbene frequentasse la scuola difisica, e la paterna di giuspubblicoe di pandette, trovava modo il vo-lonteroso giovane di essere spessis-simo fra que’libri e fra quei mo-numenti. E fu con grande conten-to che s’intese a dire da un custo-de ben vecchio della biblioteca ,che nessuno alla sua memoria nonaveva tanto frequentato quel luogonegli anni addietro, salvo un solo,Vincenzo Monti, eh .è quello onde