poi venne tanta gloria alla poe-sia e alle lettere de’nostri tempi.In Ferrara diede i primi saggi delsuo ingegno cou due orazioni lati-ne, lette nella scuola del padre , econ alcune latine epigrafi : del qualgenere di composizione si dilettavafin da allora moltissimo. Vi dettòpure per allegre brigate certi ver-si italiani . Di maggior momentofurono due lavori archeologici, checondusse stando nella stessa città.Gliene diede 1 ’ impulso monsig.Marini, col quale crasi posto daqualche tempo in corrispondenza.Desiderò egli avere copiate dal gio-vane archeologo le inscrizioni an-tiche, che in buon numero si con-servano nel palazzo dell’ universi-tà, e altrove in Ferrara . Lavoroche l’Amati esegui con quello stu-dio di esatta imitazione degli ori-ginali, ad un modo quasi pittore-sco, che praticò poi sempre, e man-tenne nel ricopiare le epigrafi an-tiche. E perchè il solo trascriverele lapide non avesse troppo del ma-nuale, volle unire ai più curiosimonumenti le proprie site osserva-zioni, che vennero dal Marini as-sai bene accolte. Fu il secondo la-voro una trascrizione, fatta per lostesso prelato, di quanto fra i ma-noscritti di Gaetano Migliore ave-va relazione all’ opera per esso in-cominciata sugli epitafì greci degliEbrei dei tempi imperiali. I qualiepitafì erano stati scoperti in unluogo presso la via portuense par-ticolarmente addetto alla sepolturadi tal gente. L’intricatissimo ma-noscritto, come quello die 1’ auto-re lasciato aveva imperfetto, fu lo-devolmente disposto e riunito dal-1’ Amati.
Cresceva intanto in così gran de-siderio di farsi speciale cultore del-l’archeologia, che, abbandonata lastessa scuola paterna , senza purvolervi prender laurea , si diedetutto alle antichità greche e latine.Il legger continuo nei libri mae-
stri, e il formare la pratica d’oc-chio sui monumenti, lo resero fran-co conoscitore delle cose della la-pidaria ; e sembra che fin d’alloraattendesse in particolar modo afarsi padrone delle infinite paleo-grafiche difficoltà , che olirono imonumenti scritti delle due lin*gue.
Già adorno la mente di belledottrine, e disposto a cose maggio-ri, ornai sentiva tanto cresciuto ildesiderio di essere in Roma, mae-stra degli ottimi studi, che, vintala dolcezza di quel ferrarese sog-giorno , lasciato il padre amatissi-mo, la famiglia, gli amici, in sullaline dell’aprile del 1796 movevaverso la città eterna.
Qui incomincia propriamentela vita letteraria deU’Amati. E benmi è avviso che a lui medesimosembrasse vivere di una vita nuo-va, quando trovandosi in su queiluoghi, tanto da lui pensati e so-spirati nelle sue classiche medita-zioni, potè al line dire a sè stesso :Eccomi in Roma. Dove fu grandeventura, ch’ei si trovasse in fra gliultimi a vedere il prospero statodelle cose romane. Sedeva in Vati-cano Pio VI, pontefice magnani-mo, fautore degli ingegni, e mol-to desideroso di raccomandare pergrandi ed utili imprese il suo no-me alla posterità . Eccitamenti il-lustri, e belle ricompense, alimen-tavano le arti e le lettere: tutto sicomponeva alle idee dell’ anticamaestà. Esaltò quel giovine inge-gno la immensa suppellettile dellevaticane dovizie; e dove cosi lautavedeva per ogni parte la messe, sen-ti crescersi l’animo e la lena a co-se maggiori.
Intanto un illustre prelato diquella corte , monsignor Caleppi ,desiderava avere 1’ Amati presso disè nella qualità di segretario. E inquesto carico si dimostrò d’intel-letio e di sufficienza atto a qua-lunque ufficio più grave. INè andò