molto , elio ebbe a presentarsenela occasione , per le sopravvenutevicende, onde l’Italia tutta e ladominazione pontificia mutaronostato ( i ). Più consentanea agli stu-di dell’Amati fu la commissione alui offerta dal prelato medesimo,di scrivere la vita dell’illustre car-dinale Garampi : e 1 ’occasione nevenne come siamo per dire. Man-dando col mezzo delle stampe nel-le mani dei dotti il catalogo dellainsigne biblioteca con tanta assi-duità di cure riunita da quel por-porato, si era giudicato convenien-te, come Io fu in fatti, di premet-tere ad un tale catalogo la vita diesso. E vi fu chi, essendosene as-sunto l’incarico, godeva per que-sto da dodici anni un buono sti-pendio. germinato alla perfine ilvoluminoso manoscritto, parve alCaleppi che la cosa dovesse esserveduta dall’ Amati, e volle eh’ egliliberamente gliene aprisse l’animosuo. Misera cosa, per non dir tur-pe, era quel lavoro j e il fedele sc-f gretario, conoscendo 1’autore po-; tontissimo presso il signor suo , e5 volendo pure impedire lo sconcio| di tale pubblicazione, osservò po-! che delle moltissime cose che vierano da riprendere , conchiuden-do nelle lodi della industria c del-; la perseveranza usata nel compila-re il grosso volume. Al prelato, co-me colui che assaissimo pregiava ilparere dell’ Amati, parve che nonfosse più da pensare alla stampa diquella vita. Volle anzi eh’ egli stes-so altra ne scrivesse più acconcia-mente, riducendola ad una conve-niente brevità. Soddisfece il dottouomo con grandissima sollecitudi-ne a tale comando. Il suo lavoro,approvato e lodato, passò ai torchi
con eguale prontezza. Ma che! Ta-le fu la potenza de’mediocri ol-traggiati , che quella vita non sivide poi in verun esemplare deimolti che si hanno di quel catalo-go, salvo in quell’ uno presentatoa monsignor Caleppi medesimo.
Potè frattanto 1 ’ Amati conosce-re i più dotti uomini che in Romafiorissero , parte nelle pubblicheaccademie, dove talora fece udirecon plauso le poetiche sue compo-sizioni, parte presso monsig. Gae-tano Marini, con cui si era legatodi sincera e salda amicizia. Dellaquale non guari dopo ebbe a spe-rimentare tutta la utilità. Imper-ciocché fra i nuovi ordini che sor-sero nel 1798, quando tante circo-stanze di carestia, di mutamenti ,di guerra, afflissero Roma, potè,la mercè del suo celebre amico, ri-parare tranquillamente nel nobileasilo dell’archivio vaticano . Don-de non solo venne grande accre-scimento ai suoi studi, ma se gliporse eziandio occasione a render-si benemerito della cosa pubblica.Ma di questo sia narratore il Mari-ni medesimo. Parlando egli del suooperato in tale difficile incontro ,lasciò scritto come ss ei potè col suocredito conseguire, per mezzo delcommissario Monge, che il coman-dante di castello non avesse le chia-vi dell’ archivio di quel forte, chegli mandò a chiedere imperiosa-mente lo stesso giorno , in cui funominato prefetto di esso; e fu al-lora che conoscendo il pericolograndissimo nel quale era quell ar-chivio, si maneggiò per riportaredal generale (Saint Cyr) il permes-so di trasferirlo tutto in quello delvaticano , siccome fece sollecita-mente, ed in un sol giorno ■ e incosa prossima a prodigio, che que-sto si fosse tenuto chiuso ed intat-to per tre o più mesi eh’ era statoin poter dei Francesi.
« La prefettura accordatagli ditali archivii lo mise in istato di
(i)Passarono sotto la perspicacia eialedei mano sua la infausta spedizione<li Faenza, i due trattati anche più in-fausti che seguironla, ed il creduto ul-timo crollo della pontificia domina-zione.