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[Volume terzo e volume quatro.]
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aver modo, onde serbare illesi an-che gli archivii ecclesiastici, aven-do destramente mostrato l’interes-se che vi era di ritenerli quali mo-numenti della storia ; fece quindiintendere ad un certo Cassoni, di-chiarato archivista generale dellanazione, che di questi aveva Mari-ni preso la custodia, ed ai rispetti-vi archivisti, che gli mandassero lechiavi, o dicessero di averle man-date ; e fossero tranquilli. Per talguisa andò al possesso di cinque ar-chivii , della dateria , e di quellidella penitenzieria , de’vescovi eregolari, del concilio, dell’immu-nità de’riti, della visita apostoli-ca; e dalle camere di monsig. Triaall’ orso, fece venire a s. Pietro, etrasportò all’ archivio vaticano ,quello del s. collegio, che comin-ciava a dissiparsi, redento con po-che libbre di argento dai coimnis-sarii francesi che abitavano in pa-lazzo , ed in detto archivio fecemedesimamente entrare quello deimusici della cappella, unico nel ge-nere suo. Dai pizzicagnoli e da al-tri rivenditori di commestibili, ri-cuperò moltissime ed importantis-simo carte della segreteria di stato,e da i 5 o grossi volumi di letteredella consulta, nln tutti questi bel-li ed utili fatti, trovò il Marinigrande aiuto nella fede, nello zeloe nella scienza dell’Amati. Il qua-le prestò ancora buonissima operanella sistemazione dell’archivio se-greto del castello s. Angelo riuni-to a quello del Vaticano, e fatto unocon indici copiosi, dotti, laborio-sissimi. Ebbe in tale incontro ilprelato a convincersi sempre mag-giormente del molto che il suocompagno valeva nella intelligen-za delle più difficili paleografie la-tine; essendo da lui state lette e ri-copiate tali pergamene, che dagliarchivisti precedenti si erano avu-te per disperate affatto e perdute .INè meno si dimostrava valente nel-la paleografia greca. Privo come

egli era di ogni provvedimentodomestico ed ecclesiastico, bisogna-vagli vivere delle industrie lette-rarie. E il Marini, commissionatodi riscontro in sui codici greci va-ticani da quasi tutti i filologi diEuropa, ne lo provvedeva larga-mente, non senza maraligliare ,vedendolo procedere cosi franco incosa di tanta difficoltà.

Rivide nel 1800 Savignano suapatria, e fu per la pietà di sua ma-dre rimasta vedova, e dei minorifratelli. Potè in fatti ricuperarecolà un picciol fondo di juspatro-nato della nobil casa Guidoni, chea lui clierico proveniva come re-taggio materno. E si ne fece soste-gno alla vita di tanto care anime.

Si riordinavano intanto le coseromane, assunto al sacro principa-to il cardinale Gregorio BarnabaChiaramonti, uomo di mitissimi esanti costumi, che volle esser chia-mato Pio VII. Monsig. Caleppi,designato alla nunziatura apostoli-ca del Portogallo, scrisse al suo fe-dele segretario, invitandolo a vo-lerlo seguire in quell’ onorevoleviaggio, riprendendo l’antico suoluogo. Similmente lo richiamavain Roma il Cardinal Gabrielli, pre-fetto del concilio,- nella cui segre-teria aveva, poco innanzi alle ulti-me vicende, ottenuto per concorsoun distinto impiego. E questo nonsolo per esser egli in tale ufficiolaborioso ed utile operaio, ma an-cora in benemerenza dell’aver po-sto in salvo le carte di qnell’archi-vio, di una più grande importan-za, nella mutazione pur allora ces-sata.

Ma egli si scusò dalle richiestedi monsignor Caleppi, per pocoprestossi a quelle del Cardinal Ga-brielli, e rinunciò così liberamen-te ad onorevoli uffici, che moltis-simi avrebbero cercato a grandeistanza. Troppo gustato aveva ledelizie del vivere in mezzo a quellepreziose memorie della biblioteca