e degli archivi vaticani , troppoconosceva in quanta vanità si ri-solvono tutte quelle azioni , chenon hanno per iscopo la culturadel proprio ingegno, e il vantag-gio di quella scienza che altri tol-se ad oggetto della sua vita.
Si elesse dunque di tornare sen-za stipendio all’ avventurosa vitadel Vaticano. Grandi fatiche, pro-lungate vigilie , gli procuravanonua esistenza modesta è vero e malcerta, ma innocente e felice. Sonodi questo tempo i suoi più consi-derabili lavori paleografici , deiquali compiaceva poi con bella lar-ghezza tutti coloro, che attende-vano alla illustrazione dei classiciscrittori. Intanto se gli aperse adi-to ad occupare un posto in quellabiblioteca , della quale si era giàreso tanto benemerito . Ebbe inquesto fautore il Marini, che, adallontanare alcuni presuntuosi, sta-bili difficilissimo modo di concor-so: aperto, come voleva il caso, undiffidi codice greco, se ne doveva-no ricopiare due carte, e poi tra-durle in latino . Nessuno ardì fartal cimento , e fuori di ogni com-petitore nominato egli venne scrit-tore vaticano. Le politiche vicissi-tudini di quella età , piena di su-bite mutazioni , non lasciaronolungamente godere all’ Amati diquesto onorevole collocamento. E-serciti francesi ricomparvero inRoma , con meno velate lusinghedi parole, ma non minore asprez-za di opere; e tolto di sede Pio VII,s’insignorirono della pontificia di-zione. L’Amati patì allora assaissi-mo: non per alcuna personale sof-ferenza, che egli vinceva di costan-za e di virtù quale è più tristoaspetto di sciagura ; ma pe’ moltidanni che vedeva cagionarsi allavaticana biblioteca , alle romanememorie, ai cari monumenti diquella città, amata da lui quantoe piu che se fosse stata sua patria.Accrebbe la sua tristezza la par-
so!
lenza di monsignor Marini , cbevolle seguire gli archivi pontificii,dimandati a Parigi. Non pertantolasciò di prestare assidua opera ailetterariì lavori impresi nella bi-blioteca stessa. Bel frutto delle in-defesse sue cure si vide nella pri-ma versione in latino di un pez-zo sconosciuto di Lotico , e nellaprima edizione completa eseguitain Roma di tale leggiadrissimo ro-manzo pastorale: edizione fatta og-gi rarissima. Molti furono i pianside’ veri dotti per la bella faticadell’ Amati, da compensarlo conlarga usura delle inette vocifera-zioni del francese Courrier, cui inoti avvenimenti della fiorentinabiblioteca circondano di una bentrista celebrità . Altra veramenteinsigne scoperta sì pubblicò doponon molto dal laborioso nostro ar-cheologo. Consultando i codici delfamoso trattato Del sublime , statomai sempre attribuito ad un Lon-gino, potè conoscere non solo dalcontesto di tutta 1’ opera ma benanche dei due opuscoli, (avS-(-'ovopurm, che il trattatista citacome suoi , esser egli un Dionigi .Il quale non visse , come di quelLongino aveano scritto, imperan-do Aureliano; ma fiori ai giornidi Augusto. Donde portò sentenza,esser quell’aureo libro da rendereal famoso Dionigi di Alicarnas-so ([). Levarono tutti i periti lemaraviglie: e V Amati segui nellaoccasione stessa a far più bella lasua gloria, con discuoprire un se-condo opuscolo dell’ autor medesi-mo, eguale in titolo al sopraddetto>> Della retta collocazione delleparole » il quale era tuttavia ine-dito.
(i) Veggasi però a rincontro la con-futazione scrittane dal prof. Emilio deTipaldo nella sua traduzione di Longi-no, Venezia, tip. Alvisopoli i834", e"’, asolo profitto degli studi, giudichi il let-tore a qual opinione debba attenersi, C.