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La famosa e tanto benemeritaAccademia delle antichità, per ec-cellenza denominata romana , lapiù antica e la più illustre di quan-te ne fiorissero in Europa, che Cle-mente XI e Benedetto XIY ave-vano in varii tempi fatto risorgere,fu da una unione di sceltissimi in-gegni a questi tempi tornata in vi-ta. E la grande rinomanza, chemeritamente godeva 1’ Amati , lofece essere di questo numero. Frale molte e bellissime dissertazionidette nelle accademiche radunan-ze, magistrale veramente è quellaSopra una iscrizion greca con l'a-scia sepolcrale , dettata da sommomaestro di ogni lapidaria dottrina,c da conoscitore profondo del gre-co idioma. Questo erudito lavoro ,come ben altri molti de’suoi,scris-se egli nella dolce ospitalità diMentana, della quale gli fu sem-pre che volle lietamente cortese ileh. D. Loreto Antonio Santucci, alui stretto di tenace e vera ami-cizia.
Non era dotto straniero che sirecasse in Roma per istudiarvi suiclassici, il quale non trovasse nelloscrittore vaticano una guida fede-le a torre il meglio dei preziosi co-dici di quell’autore che desideras-se illustrare . Quindi notissimo ecelebre era in tutta la Magna ; ed’Inghilterra un Pietro Elmeley,filologo di chiaro nome, due voltesi recava in Roma per lavorare conesso lui su’ codici di Euripide. Ma,poiché il Marini se ne parti, fida-to ed assiduo compagno de’ suoiincessanti lavori era divenuto ilcelebre G, D. Alierblad , col qua-le teneva in comune varie operet-te greche, o affatto inedite , o dimolto migliorate e cresciute; ecollezioni di antiche lapidi, e uti-li libri a stampa: cose tutte chelaimprovvisa morta del dotto uomofecero perdere aU’Ainati per quel-la parte che a lui spettava, si nellaproprietà e sì nella lode.
Intanto il Guerriero , che duevolte aveva avuto in forza propriail governo dei destini di Europa ,si dileguava come una brillante me-teora e tutto volgeva all’ordine an-tico. Dopo quel fragore di guerra,succedevano giorni tranquilli, econ essi le miti arti che a ben fio-rire richieggono 1’ aura di pace. Edalla Francia venne all’Amati lu-crosa e spontanea munificenza delsignor duca di Blacas, il quale, adistigazione del marchese Fortia diUrban, illustre letterato, volle dalui avere una singolare collazionedell’Anabasi di Senofonte, fattasopra quattro discrepanti codicidella Vaticana, posti a paralello juno dei quali diversissimo da tuttigli editi tino allora . Della qualediversità l’edizione parigina delprofessor Gait è in pregio sommopresso i filologi. Giovi intanto quirammentare che Lodovico XVITIstabili con decreto , che il lavoradel nostro romano archeologo con-servato fosse ed esposto nella realebiblioteca, come perfetto modellodi opera di tal genere . Dai codicimedesimi trasse nuovi sussidi adillustrazione doli’altro aureo librodi Senofonte , la Ciropedìa ; maavendo spedito il suo manoscrittoin Olanda, mai più non ne seppenotizia.
Accrebbe ancora dai codici va-ticani, per un letterato tedesco eper uno italiano, gli ardui e belliscazonti di favole esopiane, chesono la sola cosa e la sola notizia,che ci resti di un Barbio, o Bar-bia greco scrittore. Tale suo lavo-ro però mai non vide la pubblicaluce. E quante altre non sono lescoperte eh’ ei fece, in quella utilequanto ardua impresa di formareil catalogo di tutti i codici grecivaticani, con descriverne esatta-mente il contenuto e la età ! Beneè da dolere assaissimo che tantolodevole e laboriosa opera sia rima-sta imperfetta ed ignota. Nè utili