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[Volume terzo e volume quatro.]
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esercitati agli usi del padrone inogni ministero di città , e perfinonelle professioni più libere. Quat-tro sillogi d’ iscrizioni antiche ,nuovamente scoperte, compionoquesta serie. Alla quale fan seguitola versione metrica di una lapidegreca in esametri, forse altra delletriopee dichiarate da E. Q. Viscon-ti, trovata in sull’ Appia. E gli ar-ticoli dettati, quando il dottissimoG. Labus pubblicava in Milanouri epigrafe latina scoperta in E-gitto dal viaggiatore G. D. Belzo-ni, e in occasione di essa illustra-va i prefetti di quella provinciada Augusto a Caracolla ; e allor-ché il Zannoni nuovamente di-chiarava il marmo scritto appar-tenente alla colonia di Pozzuoli.3Nò avrebbero a mancarvi la letteraa Salvatore Betti Su di un grecomarmo eli è inS. Decenzio di Pe-saro ; nè l’altra al sig. lleinaudSull’iscrizione di un amuleto gre-co • o quanto gli fu occasione aprodurre ha silloge di greche e la-tine epigrafi da Eederico Osam edi-ta in Jena ; L' archeografo dell’ I-stria e di Trieste, ivi stampato, ela dissertazione impressa in Torto-na da G. A. Bottazzi Sugli emble-mi di un cristiano sarcofago con-servalo nella cattedrale di quellacittà. Le osservazioni sopra unastatua dì bronzo rappresentanteApolline aprirebbero degnamentela serie delle scritture sue intornoai monumenti della figurata anti-chità.Nella quale avrebbero a collo-carsi tutti gli articoli pubblicati adillustrazione delle insigni mitogra-fie delle italiane stoviglie, che han-no a questi nostri giorni rinnova-to e fatto rivivere l’antichissimagloria delle arti d’Italia.

Insigni sono in questo propositole dottrine dell’ Amati, che recòalla intellio-enza dei nobili monu-

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menti tutto il corredo della sua pa-leogralica scienza. Nè bisognava dimeno in iscritturc di tempi sì alti,

c fluttuanti fra mille dialetti gre-ci, etruschi, umbri, osci, calcide-si, eolici, dori, attici (i): con unaingannevole maniera di segnare levoci, che una parola talvolta fa pa-rer molte , molte fa parere una .Laonde, interpretando con belleinduzioni il silenzio dell’età pri-mitiva , gatto salde basi alla veraintelligenza di quel vetustissimoidioma parlato in Italia; e poseancora innanzi dottrine di tuttaevidenza , onde poi altri giungerpossa a fermare la provenienza ela età di queste maraviglie del ge-nio e delle arti antiche.

Insigne veramente si può chia-mare la scoperta che gli venne fat-ta in un codice membranaceo , as-sai antico, che a primo aspetto sem-brava scritto in caratteri ignoti, enon mai certamente leggibili daalcuno. Guidato dalla squisita pra-tica dello vecchie paleografìe, e dararo acume d’ingegno, colà dovealtri aveva veduto cifre non pene-trabili, seppe l’Amati trovare l’in-tiero sistema delle note tachigrafi»che greche.

Nè in mezzo a tanta gravità diricerche, ad una assiduità così per-tinace nei dotti lavori, onde si di-mostrava utile ed instancabile let-terato, aveva al tutto posto da ban-da i geniali studi della poesia. Det-tava anzi, quando in latino e quan-do in volgare, dotti e ben cultiversi . Ma pensando di essi trop-po umilmente, o mai notigli scris-se , o, scritti, non li serbò. I suoiamici ne hanno però salvato unqualche numero, e Salvatore Bet-ti, tanto affettuoso al nostro valen-tuomo, possedeva l’inedita versio-ne di alcuna tragedia di Sofocle ,che tutte 1’ A mati aveva fatte vol-gari con bellissima fedeltà al clas-sico originale. A persuasione degli

(i) Amali, Di alcuni vasi etruschi , oit.alo-greci recentemente scoperti, tuoni.Arcaci. Tom. xlh, a c. Go.