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[Volume terzo e volume quatro.]
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! faciliti e disinvoltura: si mostròaltresì nelle cose dell’ istoria e del-i l’archeologia, e sino peli’ascetica;l tanto che venne in grido fra i let-j terati. Nel 1700 prese il sacerdo-* zio, e non potè niegarsi a fare quae colà panegirici, e sermoni, ed al-1 ’uffìzio di spiegare nel Duomo laScrittura sacra ne’dì festivi. In que-sto mezzo vacò un canonicato : ilcapitolo forte di privilegii avvalo-rati dall’ uso nominò lui come ilpiù degno; ma l’effetto non segui;eh è il merito e la ragione non val-gono contro a’ potenti. Fu assai alBaru (laidi esser fatto lettore di S.Scrittura, cattedra che vacava nel-; F università sino dal i 6 ’o 5 : passò a‘ quella di retorica , e la tenne cononore sino al 1720 , in cui accettò; F arcipretura di Cento offertagli1 dagli elettori, memori che la fami-i glia di lui venuta a Ferrara un se-colo e mezzo innanszi era origina-ria centese; a’ 14 settembre vennea quella dignità con soddisfazionede’buoni 0 dèi cardinale Boncom-pagni, arcivescovo di Bologna ,giusto estimatore dell’ ingegno edella dottrina. Quanto agli studi,il Barutfaldi sino dal 1698 aveapubblicatala dissertazione Depoe-tis ferrarietisibus ristampata neltom. IX delle Antichità italiane delGrevio : e due anni appresso laStoria di Ferrara, che va dal 16 55 ,dove terminò Agostino Faustini ,sino al 1700 u libro di verità , non diprudenza » come lo disse F autore,e fonte di sventure. Nel 1711 posel’animo al catalogo o bibliotecadegli scrittori ferraresi: molte spi-che avea raccolte di quella messenel iji 3 ; ma o fosse la sua malaventura o la difficoltà dell’ impre-sa, si rimase : e del 1746 fu con-tento ad offrire l’opera sua e i ma-teriali al Barotti , eli’ era già in-nanzi in quel lavoro. Tra que’dueicortesi fu vera amicizia, cui stu-dii conformi nutrirono e crebbero:(contami cinque buoni volumi diVoi,. HI,

lettere, che nel «orso di 25 anniBaruJfaldi scrisse a Barotti, dandodi cose letterarie e chiedendo allasua volta consiglio. Tutto amorepe’libri, Baruffaldi ne fece pre-ziosa raccolta, che aggiunse a quel-li del padre ; procurando altresìautografi , la più parte ferraresi :questa ricchezza gli nocquc ; dac-ché fu accusato di avere scritturecontrarie ai diritti della santa Sede:nel 1711 vennegli dato bando dal-lo Stato, ed i manoscritti inviati aRoma. Il pover’ uomo riparò a Ga-stei Guglielmo all’ ombra della Re-pubblica Veneta, e due auni vistette : non trovandosi tra le suecarte di che incolparlo, fu richia-mato, e riebbe tutto, più cento scu-di a ristoro. Ma i malevoli notiacquietandosi, nuove sventure locolsero: del 1745 fu imputato diaver tolta, Dio sa a qual fine, unaBolla di Alessandro Y r I a su losmembramento di Cento e dellaPieve dalla Mensa vescovile di Bo-logna per darli in dote a Lucre-zia Borgia , sposa del Duca diFerrara C anno i 5 oi j> da un ma-noscritto della libreria dell’istitu-to di Bologna; quando avea l’ani-mo a scrivere delle cose di Cento.Cosi a’ 17 luglio furongli ancoralevate le carte, le quali disami-nate, non trovando che apporgli,il trionfo dell’innocenza fu pieno;la grazia di Benedetto XIV riac-quistata gli fu in luogo di ognicompenso ; ma la voce de’ secolidirà, che dove la colpa fu nulla,lo sfregio grande , il merito eccel-lente , volevasi larghezza di pre-mio. Intanto i contemporanei inItalia e fuori rammemoravano, co-me il Baruffaldi a promovere ilbuon gusto nelle lettere adunavapiacevolmente amici in sua casa, edava nome all’accademia della Vi-gna in Ferrara: ebbe contro l’ac-cademia della Selva : e due cosevennero iu luce nel 17150 pocodopo; proponendosi correzioni e

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