ila esso lui con vera squisitezzaili stile e di giudizio , e die com-prende i carmi tutti , sei epistoleitaliane, e molte altre latine dellostesso autore; non che le testimo-nianze de’ più illustri intorno aquel poetico lavoro. Ma v’ è di più,che trovando il Mancarti tanteazioni degne di lode ne’ trapassaticittadini, ed in quella onorandafamiglia de’ Ramimi in ispecie, etenendo proprio il pubblico debi-to di onorarne la memoria e i con-cepimenti dell’ingegno, altra edi-zione delle opere di Marcantoniopubblicò co’ torchi Cominiani il1745 dedicata al eh. G. C. ErcoleFrancesco Damimi, professore dipandette in Padova, aggiuntivi iCarmi più scelti di Giovati Anto-nio e di Gabriello , padre quegli,questi nipote del nomato MarcoAntonio : e dì Gabriello pure scris-se in latino sermone, e pubblicòla vita che precede i carmi di lui eche onora non meno l’illustre poe-ta che il biografo. Altra vita com-pose dello specchiatissimo sacer-dote cardinale arciprete, e parrocodi s. Lorenzo in patria, che fupubblicata in Faenza il 1732 per1 ’ Archi , ed anteriormente a que-sta, il 1729 cioè, usci pei torchi delDe’Rossi in Roma una latina epi-stolagratulatoria da lui scritta al-lorché recossi alla sedia vescovilecV Imola il cardinale Accoromboni,f il quale poi ito al conclave per la[ elezione di papa Clemente XII inRoma, conferì di colà al MancurtiI la dignità di canonico della catte-) drale nella sua patria. Nè quest’uo-i mo che, tenendosi sulle orme de-
< gli avi, aveva mostrato tanto amo-
< re alle cittadine dovizie e che avevaeternata la memoria di molti il-lustri , si ristette dalla santa im-presa di presentare a’ futuri la fe-dele storia della città , della chiesac della letteratura imolese, c nolasciò preziosissimi manoscritti daiquali traggonsi notizie importnn-
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tissime e d’onde hanno campo iviventi di conoscere quali pur fu-rono, e quanto in ogni bella e sa-piente disciplina poterono i mag-giori. In questi scritti pur sono lavita del santo dottore Pier Griso-logo, fiore di santità e di sapien-za, e concittadino del Mancurti,e di altri santi comprotettori del-la città nonché di più illustri uo-mini del contado imolese.
Ma queste operose e sudate fati-che eh’ egli sostenne ad onore del-la patria e de’ concittadini, nolimenomarono punto lo zelo arden-tissimo con cui seppe ad un temposervire alla chiesa e farsi modellodi sapienza e di evangelica caritàa’sagri ministri ; perchè nelle visitede’ vescovi alle diocesi alle qualiper volere loro concorreva, nel mi-nistero di esaminatore sinodale edin quant’ altro fu dagli stessi ve-scovi , che in altissimo conto il te-nevano, adoperato, mostrò comefosse ricco di dottrina e di senno,qual prudente accorgimento noanimasse i consigli, qual purità dianimo fosse guida alle opere. E lacattedrale donò di belle sagre sup-pellettili, di pitture eseguite permano di valenti artisti imolesi, edi un legato al santo fine che fossecostrutto in marmo un tumulo percollocarvi le sacre spoglie del com-protettore s. Donato : e 1 ’ archiviocapitolare con esimia diligenza or-dinò. Di che e delle opere dallapenna di Ini uscite ebbe lode som-ma da molti per dignità e per sa-pere chiarissimi: un Zaccaria, unTrombclli e dal Pesarese Olivierie da’ già nominati cardinali Goz-zadini ed Accoromboni; e dal car-dinale Quirini, vescovo di Brescia.Nò pago di quel parere che sugliscritti venivagli da loro a’quali so-lea farne lettura, a motti di queisapienti (come ad Attico, Tullio)volgevasi, ed al riposato loro me-ditare gli sottoponeva, onde avernepiù sicuro giudizio. Questa amabile
f.