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[Volume terzo e volume quatro.]
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s’era tanto addentrato da poterneparlare improvviso con chiarezzae profondità ogni volta ne fossechiesto , comunque non avessegrande facoltà percettiva, nè mol-to pronta. Frutto di queste medi-tazioni fu un opuscolo intorno ilSuicidio eh’ egli modestamentedisse d’aver tradotto dal francese,ma che si può francamente tenereper originale. Le prove di fattoche stanno contro il suicida visono schierate e raccolte con assaiforza e acutezza di raziocinio, e lostile e i modi onde sono esposteritraggono molta robustezza econcisione dall’argomento.

Intanto, ristabilita la quiete inqueste province e introdottavisi1’ austriaca dominazione, si diedeegli al servigio pubblico negli uf-fizi delle Ragioni, poscia in quellidelle Ipoteche. In questi duròquanto visse. Se, mentre attende-va all’insegnamento delle lingue,visse un po’ nel cospetto del pub-blico, e comparve assai ben accol-to in qualche cospicua società,impresa appena la carriera mini-steriale, tutto s’immerse nei di-letti suoi studi, e si diede al vive-re casalingo. Pubblicò, in vari an-ni e secondo gliel permetteva lamal ferma salute, prose e poesieoriginali, tutte per concetti e peristile più tosto singolari, che rare.Diè fuori Cinque lettere ciascunadelle quali mancante d’una vocale;indi La Cecilia, novella in isciol-ti: V Adamo ed Èva alla soglia del-l'Eden, sciolti; La Notte del Nata-le, sestine; La Passione, omelia;ed altre cose minori. In tutti que-sti componimenti è manifesta unatinta scura di malinconia, e taloraanche un po’ di sdegno per la col-pevole umana stirpe : dovunque achiari segni traspare il desiderioche si migliorino una volta lemorali azioni dell’ uomo, e che levoci della ragione sieno da lui a-scoltate e ubbidite. Al qual fine

tutti dovrebbero attendere gliscrittori, ove non vogliano che leloro opere riescano soltanto a vanopascolo delle menti.

Pubblicò inoltre un saggio ditraduzione del Carlomagno, poe-ma epico di Luciano Bonaparte ,diviso in ventiquattro canti, stam-pato in due volumi a Parigi : e sifermò alla pubblicazione di unsolo canto, benché gli avesse giàtutti volgarizzati. Tradusse inisciolti franchi e sonori, ritraentialquanto alle frasi e all’ armoniadell’ Iliade di Monti, al cui mira-bile esemplare strettamente si at-tenne. Questo poema tradotto erimasto inedito vedrà forse la luce.Dovizioso di belle immagini, sag-giamente condotto, poeticamenteabbellito, è certo grande decorodell’illustre personaggio che lo hacomposto, e gli ha assicurato tra ipoeti francesi durabile fama.

Molte altre cose lasciò il Volmarmanoscritte, e si conservano pres-so il più affettuoso de’ suoi amiciil quale non lascerà certo occasio-ne di vederle pubblicate. Dallasola copia e varietà di questi ma-noscritti si può aver qualche ideadegli assidui, lunghi ed estesi stu-di che fece. Non v’ha parte, sipuò dire, di umano sapere che glisia rimasta ignota; e su tutte lasciòprove dei fattine esperimenti. Sep-pe di greco, di ebraico, d’inglese,di latino e d’altri idiomi. France-se scriveva franchissimo e con pro-prietà ed eleganza singolari. Inforza d’un mal d’occhi che lotenne afflitto alcuni mesi, volle co-noscere gli elementi della oculi-stica, ne consultò i più celebritrattatisti, e ne lasciò inedite al-cune opinioni. Di medicina fu i-strutto più che a letterato si con-viene. Di teologia , di ermeneuti-ca, di eloquenza sacra era peritis-simo, e ne parlava con siffatta co-pia e perspicuità, che pochi eccle-siastici il potevano superare. Uomo