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veramente infaticabile, che a gio-vare quanto poteva il suo similetutto consecrò sè stesso e il ristret-tissimo patrimonio! Cosi fosseromolti gl’ imitatori di lui, e massi-me i ricchi, i quali, anziché pre-starsi a far meno grave la nostracondizione, come ne hanno dove-re, beatamente si vivono nelle lorodovizie, insultando con riso beffar-do alla miseria degli sventurati!
Fra i suoi manoscritti si rinven-nero molti squarci tradotti dallestorie della rivoluzione di Franciadi Lacrctelle. Sono una felicissimaimitazione dello stile di Davanza-li nel Tacito, toltene la soverchiaconcisione e durezza: il che fa de-siderare il compimento della ver-sione. Lasciò tradotti, inisciolti,il poema De Partii Pirginis diSanazzaro ; La Galatea di Cer-vantes: alcune tragedie di Voltai-re. Mise in buona prosa italiana iltrattato sulle Sensazioni di Con-dillac, parecchi Ragionamenti diMassillon ed altro. E incredibile ilnumero dei sonetti e delle poesiedi vario metro che si trovaronosparsamente accumulate in variluoghi del suo gabinetto. I sonettisi riferiscono tutti a qualche partedella morale : ve n’ ha una serienumerosissima intorno alla educa-zione d’un giovane, e sagge moltoe profittevoli sono le norme ividettate. Per esse sole tale raccoltameriterebbe 1’ onor della stampa:se non che, troppo spesso lo sten-to della rima e l’arcano concettopoetico ne scemano il pregio e tol-gono forza alle sentenze. Se que-sto trattato di educazione fossestato scritto in prosa, sarebbe cer-tamente riuscito assai utile, perchègl’italiani in questa materia han-no grande povertà.
E fu travedimento nel Volmar,perdonabile a lui solo, l’aver volu-to costringere lo ingegno a trattarin poesia argomenti di alta metafi-sica e di morale filosofia : e fu an-
cor maggioro travedimento il cre-dersi nato a poetare, quando ele severe abitudini della vita ela tristezza del temperamento ,tutto il richiamava alla prosa , ealla prosa grave e positiva dellemetafisiche speculazioni. Ma tuttie due questi travedimenti in luinacquero e si radicarono pel biso-gno di dar pure qualche amenitàai giorni mestissimi della sua esi-stenza, ed eziandio per un sommoconcetto che aveva della divinaarte dei carmi: nè ebbe certa-mente piccola parte la ninna pra-tica di mondo in che volontaria-mente si visse.
Oltre la letteratura , coltivò ilVolmar anche la incisione c la in-glese calligrafia. Abbiamo di luiun buon Ritratto di Bossuet. Stu-diò in Venezia sotto il bravo inci-sore Rosaspina , c se una invinci-bile miopia non 1’ avesse costrettoad abbandonare quello studio , isaggi offerti assicurano che sareb-be riuscito valente. Il Rosaspinane avea buona opinione, e lo ado-però negli accessorii e nel fronda-ine di alcune sue stam]pe.
Visse celibe, troppo, parendogligravi gli obblighi di padre, e nonconsentendoglielo il sempre limi-tato suo censo. Fors’ancbe sognavamaggiori perigli che nel matrimo-nio non sono.
Morì di soli cinqunntasei anniper invincibile stranguria , maleche ebbe in lui radice dalla primagioventù e lo segui fino all’ultimogiorno per una serie crudele disofferenze.
Ebbe pochissimi amici, ma di-letti a lui sopra modo e compo-nenti la più soave cura della suavita. Franco ed eloquente parlato-re, quando non era abbattuto dal-la tristezza, dilettava assai nel ra-gionare con soda dottrina ora discienze, ora d’arti, ora di lettere,e sempre con tale sicurezza di giu-dizio da sorprendere anche i più